Lo scorso martedì nella casa-atelier di Antonio Nocera, la famiglia Piccirillo ha presentato un nuovo progetto che porta la tradizione napoletana negli eventi luxury.
C’è un profumo che attraversa le generazioni, che si deposita nei ricordi e torna ogni volta che si apre una porta, si alza un coperchio, si assaggia un sugo. È il profumo di Mammèla- la cucina della Masardona, e lo scorso martedì ha riempito l’atelier partenopeo dell’artista Antonio Nocera, dove la famiglia Piccirillo ha svelato il suo nuovo progetto: non più solo la leggendaria pizza fritta della Masardona, ma un’intera cucina napoletana che esce dalle mura domestiche per abitare gli eventi più esclusivi.
Mammèla non è un nome scelto a caso. È il soprannome con cui in famiglia chiamavano Carmela Pintauro, nuora della mitica Anna Manfredi “La Masardona”, madre di Enzo e nonna di Cristiano e Salvatore. Una figura silenziosa ma centrale, custode di quella cucina lenta, fatta di gesti precisi e tempi dilatati che oggi sembra appartenere a un’altra era. “Mammela non era solo un nome, era un gesto“, racconta Salvatore Piccirillo durante la presentazione, con quella naturalezza che viene solo quando si parla di qualcosa che si conosce davvero. “Era il profumo della Genovese che invadeva le scale, la cura nello scegliere il pomodoro giusto. SeLa Masardonaè l’arte del fritto che ci ha reso famosi, Mammèla è l’anima della nostra cucina di casa“.

Ed è proprio questa cucina “di casa” che diventa ora un progetto di catering e ristorazione su misura, pensato per eventi privati, appuntamenti corporate e collaborazioni con il mondo del fashion e del luxury. Non si tratta di portare fuori un menu, ma un’idea di accoglienza. Far sentire gli ospiti parte di una tavola autentica, che sia apparecchiata in una villa storica, in uno showroom milanese o durante un evento aziendale. Mamméla ridona anima, memoria e passione a un settore, quello del catering dei grandi eventi, dove l’omologazione è l’unico strumento per ottimizzare costi e raggiungere risultati, dove performare conta più del vivere un’esperienza.

Qui si esplora il grande repertorio della cucina napoletana classica: primi iconici, piatti di mare e di terra, ricette della memoria, pasticceria tradizionale. I format sono modulabili, i menù sartoriali, dal servizio al piatto ai buffet assistiti, fino agli angoli tematici che raccontano i piatti simbolo della tradizione partenopea. Non rivisitazioni creative o contaminazioni azzardate, ma reinterpretazioni misurate che rispettano la grammatica originale. “Ci sono cucine che nascono per nutrire, e altre che nascono per accogliere”, spiega ancora Salvatore. “Mammèla appartiene alla seconda categoria. Rappresenta l’approdo naturale di oltre ottant’anni di memoria, gesti e sapori in un linguaggio capace di dialogare con il mondo degli eventi esclusivi e dell’hospitality contemporanea“.

Il target è quello di un pubblico internazionale che cerca autenticità, non cartoline. Chi vuole portare ai propri ospiti una storia vera, quella di una famiglia che da generazioni fa della cucina un linguaggio di relazione. Dalle aziende che cercano esperienze conviviali distintive per i propri eventi, ai brand del fashion e del luxury che vogliono giocare sul contrasto tra l’eccellenza della tradizione popolare e l’esclusività del contesto. Mamméla porta nei grandi eventi un patrimonio che fino a ieri restava dentro le mura di famiglia. Come quando si decide di aprire la porta di casa e far entrare il mondo. Con tutto il rispetto, la preparazione e l’accoglienza che questo gesto richiede.
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