Si torna sempre dove si è stati bene. E così per la seconda volta sono tornata da Ruri Kaiseki, il progetto gastronomico e culturale di Giovanni d’Alessandro, imprenditore partenopeo innamorato del Giappone. Un’autentica espressione del Sol Levante a Napoli, a pochi passi da Piazza dei Martiri.
Alle 20:30 tutti puntuali, inizia il percorso. Dodici persone al lungo bancone in legno. Sedici portate divise tra sushi e sashimi – preparati a vista e serviti direttamente da mano a mano dal maestro Yanagi Hiroshi, custode del rito Kaiseki-, e piatti elaborati dallo chef Angelo Giugliano, formatosi nelle cucine del Noma di Copenaghen e in forza al mondo Ruri sin dal primo giorno. L’elemento vincente è proprio l’alternarsi di due espressioni diverse di cucina che hanno saputo intrecciarsi perfettamente rendendo il percorso Kaiseki autentico ma allo stesso tempo ricco e originale. Ciò che accomuna i due chef è l’estrema attenzione per la valorizzazione degli ingredienti. Proprio per questo si parla di sushi in stile Edomae, incentrato sull’esaltazione naturale del pesce che arriva fresco dal Giappone circa due volte a settimana, grazie a rapporti con fornitori consolidati negli anni.

Ricordo ancora il nigiri di riccio e caviale con gelatina alla soia, una vera esplosione di sapori. Per non parlare della qualità del tonno, che sia otoro, chutoro o akami, non delude mai. Chef Giugliano arricchisce con ingredienti mediterranei e tecniche come la frollatura e le fermentazioni, la materia prima giapponese: brodi, piatti tiepidi e altre preparazioni servite da Miyako, moglie del maestro Yanagi Hiroshi, presenza femminile iconica ed elegante.

Ogni boccone è un viaggio sensoriale che stupisce, immerge e arricchisce. L’anguilla appena scottata, la tempura leggerissima, i brodi avvolgenti e saporiti. Il wasabi fresco grattugiato al momento e due tipologie di zenzero, il classico e quello marinato alla soia.
Una menzione particolare va al dolce ideato dallo chef Angelo: un gelato all’alga e lattuga di mare, pralinato ai semi di zucca e un semifreddo all’amazake. Il tutto servito all’interno di un’ostrica. Che dire, non poteva esserci conclusione migliore.
La cena da Ruri Kaiseki non è la solita serata. Se il palato esulta, tutto il resto concorre all’esperienza. L’ingresso attraverso la classica porta in legno in stile giapponese è il perfetto benvenuto. Un bancone di rovere ultracentenario ospita solo 12 posti, ognuno illuminato da una piccola luce. La mise en place accuratissima, bicchieri in vetro di murano, piatti e coppette con decori nipponici meravigliosi, realizzati in esclusiva per Ruri, e bacchette pregiatissime.

Il tempo si ferma e si respira un momento di estrema pace e tranquillità, il silenzio, le luci soffuse rendono l’atmosfera ancora più intima. Miyako, espressione di rigore ed eleganza, aggiunge grazia: si occupa dell’accoglienza e del servizio, seguendo il concetto di omotenashi, in giapponese ospitalità attenta e discreta. Ad accompagnare i piatti c’è Marcello Ascione, direttore di sala e sommelier che suggerisce abbinamenti con sake e vini davvero interessanti. Consiglio di aprire il percorso con uno dei loro sparkling sake e di concludere con lo Yuzuya, sake allo yuzu, in assoluto uno dei miei preferiti.

Dopo essere stata in Giappone, mi sento di dire cheRuri Kaiseki, tra i pochi percorsi omakase a Napoli, è forse uno dei migliori in Italia.
Ruri Kaiseki
Vico Santa Maria a Cappella Vecchia, 30L

Una laurea in Scienze della Comunicazione a Milano e una grande passione per il cibo, dalle cucine stellate a quelle più pop. Per la cucina asiatica ha una predilezione. Il suo ultimo viaggio? Il Giappone.















