Personaggi

Le interviste di Salvio Parisi: Giuliano Andrea Dell’Uva

10 Mar, 2021

Wine o’clock: 5 domande e 1 calice

Giuliano Andrea Dell’Uva, giovane, eclettico e dinamico archi-designer partenopeo. In attività da oltre vent’anni su tutto lo stivale, ma di stanza tra Napoli e Capri dove è direttore artistico di Livio De Simone Home Design e dove segue il progetto stilistico di due altre storiche aziende, la pasticceria Scaturchio e le ceramiche Francesco De Maio. 

Ciao Giuliano,
concediamoci quindici minuti di stand-by e conversazione. Ti offro un calice di vino dall’enoteca Wine&TheCity.
…Preferenza di tipo o cantina?
Sì, un bianco anzi un orange di Abbazia San Giorgio

 

Comincio con una domanda sull’equilibrio tra passato e presente, tra memoria storica e riverbero sui giorni nostri. Achille Castiglione, Giò Ponti, Vico Magistretti, Matteo Thun, Mendini e Sottsass, Gae Aulenti, Renzo Piano, Fucksas: chi o cosa ha ispirato e maggiormente influenza le tue scelte progettuali o stilistiche e quali sono i tuoi punti di riferimento o di partenza nell’ideare e programmare uno spazio o un complemento di design?
Ad essere onesto, al di là dei grandi padri della nostra materia il mio focus point sono il territorio e il passato, così come per i grandi maestri contemporanei il riferimento è la storia.
Esser nato in una terra come Napoli e la Campania ricca di grande architettura classica e reperti secolari è una vera fortuna. Io torno addirittura a Pompei, dove trovo e riconosco una perfezione stilistica e un equilibrio di forme e decorazioni, a cui moltissimi grandi nomi tutt’oggi non possono che riferirsi.
Tra i miei mentori iconici primeggia senz’altro Gio Ponti, che come architetto è riuscito a lavorare su scale completamente diverse di progettazione da una tazzina per Richard Ginori al Pirellone con una qualità parimenti e costantemente elevatissima, ma naturalmente la mia formazione universitaria mi ha forgiato in questo senso: non posso prescindere dall’approfondimento dei periodi storici, dagli anni ’40 alla Bauhaus e non solo, per interpretare e confrontarmi coi luoghi e gli elementi di ogni nuovo progetto.Le mie ispirazioni passano naturalmente anche per altri luminari come Gae Aulenti o lo stesso Mendini, di cui ad esempio finiremo nel tempo per apprezzare gli chalet e le illuminazioni della nostra Villa Comunale.

 

Design e arte, materiali e moda, luoghi e segni: qual è nella tua percezione ed esperienza il segreto del made in Italy?
La possibilità e la volontà di imprimere nei progetti, negli ambienti e nei complementi un plus valore è a mio avviso un elemento di longevità e di eccellenza per un lavoro di concetto, tecnica ed estetica.
Architettura, arte contemporanea o design (riferito anche alla moda) sono e restano in una relazione osmotica e vincente. Abbinare ad esempio opere e tratti artistici a progetti architettonici è una maniera di renderli esclusivi e imperituri: sto seguendo dei lavori in cui i pavimenti sono disegnati da David Tremlett e le pareti da Luca Monterastelli con le opere di Thomas Ruff… Così come la genialità di Livio De Simone trasferita nella linea casa rende unici e irripetibili i complementi, i prodotti o gli ambienti.
È l’artigianalità il dato di autenticità che trovo davvero distintivo: non è un concetto d’avanguardia ma mi rappresenta. È un dna che attiene perfettamente alla nostra storia: ecco, è questo il vero plus del made in italy!

 

Curiosità: cosa non manca mai in ogni tuo lavoro e cosa invece avresti voluto creare e inventare tra le cose e gli oggetti del nostro quotidiano?
…Non manca quasi mai il colore! Una “mediterraneità” che da sempre porto in ogni mio lavoro: una stanza completamente dipinta in un colore (pareti, soffitto e pavimenti), i colori di De Simone o i colori dei piatti che disegno…La sedia perfetta: sì, è questo che avrei voluto ideare e riuscire a realizzare, perché credo sia uno dei progetti più complessi e ambiziosi per un architetto e designer.

 

Una frase famosa che ti risuona sempre in mente, un tuo mantra…
Ricordi universitari, una citazione dal De re aedificatoria di Leon Battista Alberti nel 1400 che spesso ripeto: «l’architetto è un operaio che sa di latino». Credo fermamente e ripeto sempre ai miei collaboratori che le persone da cui impariamo questo mestiere sono quelle con cui lavoriamo tutti i giorni: un operaio è la risorsa più efficace. Io non mi sono formato in uno studio d’architettura, ma nella mia professione sin dai primi passi a 18 anni ho sempre ascoltato, osservato, sperimentato e appreso tantissimo dall’ambiente e dalle persone vicine…

 

Il tuo tempo libero.
Amo viaggiare, ma la passione costante per la mia professione riconduce ogni momento libero in prossimità dei miei progetti e mi ritrovo sempre a orbitare nei luoghi del mio lavoro, persino con la famiglia che è di stanza a Milano.

Un considerazione su questo calice…
Sono particolarmente affezionato ai macerati orange e in particolare quello di Abbazia San Giorgio, uno zibibbo di Pantelleria, che è un po’ la mia isola perfetta: lì torno sempre di preferenza per le vacanze, nella casa di zia Mimma col giardino arabo e le sue coltivazioni di zibibbo, in giro per cantine e nella natura isolana…È in assoluto il nostro calice!

 

(Salvio Parisi)

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