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Gennaro Esposito inaugura Wine&Thecity 2020: pasta e vino i protagonisti

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Non solo pasta! Ad una settimana dal cooking show di Gennaro Esposito dedicato al Metodo De Cecco che ha inaugurato la nostra short-edition di Wine&Thecity, abbiamo affidato a Titti Casiello di raccontarci i vini protagonisti della giornata e gli abbinamenti con i piatti cucinati dal grade chef.

Sono state due le cantine protagoniste il 21 settembre nel Salone degli Affreschi di E. Marinella: La Molara, splendida espressione della viticoltura dell’Irpinia, e Casale del Giglio, grande azienda laziale.

Pasta e vino, dunque. Quale miglior connubio?

A darci il benvenuto una bollicina tutta campana, il Fiano Brut di La Molara, piacevole incipit di giornata. A seguire tre ricette di pasta e tre vini.

Il Primo abbinamento pasta e patate e Anthium 2019

La pasta mista De Cecco di semola di grano duro, diventata una cremosa ed invitante pasta e patate, baluardo della cucina napoletana (rigorosamente senza provola, come ha sottolineato lo Chef) è connotata da una forte tendenza dolce di entrambi gli elementi principi del piatto che solo un buon apporto di acidità e di freschezza del vino possono contrastare, accompagnando la piacevolezza della masticazione.

Da non sottovalutare, però, la speziatura e l’aromaticità della scorza di parmigiano, che seppur in quantità ridotte, richiedono, per abbinamento gastronomico, una persistenza olfattiva nel vino.

Riuscito allora l’abbinamento con il Bellone di Anzio in purezza, antico vitigno autoctono laziale, riportato a nuovi albori grazie all’Azienda Casale del Giglio, nel suo Anthium 2019.

Un calice elegante, dal vivace e intenso giallo paglierino che si presentava già agli occhi presagio del suo stesso gusto: il sorso fresco, sapido e connotato da una briosa nota minerale, ha saputo contrastare, esaltandola, la consistenza del piatto.

 

 

Il secondo abbinamento fusilli integrali De Cecco con trafila ruvida al bronzo e pomodorini freschi e Mater Matuta 2016

Il comune denominatore del pomodoro è la sua stessa tendenza acida, ma è sempre la combinazione di tutte le sfumature gusto-olfattive e tattili che bisogna prendere in considerazione, e allora ecco che accostato alla pasta, viene smorzato, quasi da diventare un unicum di tendenza dolce.

Eppure i protagonisti invisibili in questo piatto, ma quanto mai essenziali, sono l’olio evo la cui personalità conferisce maggiore struttura al piatto, oltre che a garantirgli quella discreta untuosità che favorisce la masticazione e l’aggiunta, poi, del basilico a fine cottura, precursore di aromaticità.

Per quanto non tradizionale come abbinamento, tutte le componenti organolettiche paiono essere state accompagnate per mano da un morbido ed avvolgente Mater Matuta del 2016, un IGT di Casale del Giglio a base di Syrah (85%) e Petit Verdot (15%) dall’intenso rosso rubino che regalava al naso un ricco bouquet fruttato e balsamico.

La giusta acidità del vino ha saputo contemperare gli amidi della pasta e la morbidezza regalata dal merlot è stata propedeutica per l’acidità del pomodoro.

 

Il terzo abbinamento pasta De Cecco alla norma e Taurasi Riserva 2009 de La Molara

Poi la volta dello spaghettone di semola di pasta dura “investito” dallo Chef da un tripudio di melanzane e parmigiano: la pasta alla norma.

Condita con pomodoro, melanzane fritte, ricotta salata grattugiata e basilico fresco, è simbolo della cucina catanese, un vero e proprio trionfo di sapori mediterranei. Ed il Metodo De Cecco non ha fatto altro che esaltarlo.

Se il pomodoro è il re della cucina del sud, le melanzane e la loro aromaticità ne sono le regine. A volte dotate di tendenza amarognola, ma smorzate, come in questo caso dal fritto che regala croccantezza e una leggera untuosità da renderle goduriose al palato.

Il filo conduttore dei sapori è mantenuto in equilibrio dalla ricotta che fa da “paciere” sulle sensazioni gusto olfattive, regalando nel mentre un giusto apporto di sapidità.

Abbinamento azzardato, ma riuscito col Taurasi Riserva 2009 dell’Azienda Campana La Molara che ha accompagnato con grazia tutte le componenti gastronomiche: un aglianico dal bouquet ampio ed intenso, con aromi speziati, tabacco, caffè, cacao e note balsamiche. L’eleganza che ha mostrato al palato, con tannini già integrati e quella vena acida costante, ha reso onore alla maestria di Gennarino.

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