fbpx

Chilometri diVini: Cantine dell’Angelo

449 Visite

 

Chilometri diVini

Dietro ad una bottiglia di vino c’è una storia, ci sono uomini e donne, e c’è un territorio. E noi vogliamo portarvi a conoscere i territori del vino. E abbiamo deciso di farlo ora, in questo tempo lungo e forzato, per viaggiare da casa, complici la rete e un Cicerone esperto. Con oggi iniziamo una nuova rubrica: Chilometri diVini con la collaborazione di Assunta Casiello, avvocato, sommelier e wine trotter.
Con lei andremo a visitare cantine e territori, ci faremo raccontare volti e storie che si celano dietro un’etichetta. E degusteremo ogni volta un vino insieme. Insomma un bel viaggio nei sensi del vino. Cominciamo oggi e ci vedremo ogni mese.
Pronti a viaggiare con noi?

Di seguito il primo articolo.

 

Cantine Dell’Angelo

Sulla strada che separa Benevento da Avellino, ci dirigiamo verso la roccaforte del greco: a Tufo. Ad attenderci il suo feudatario: Angelo Muto, vigneron di Cantine dell’Angelo.

Il territorio

900 gli abitanti che custodiscono il più piccolo degli areali di questa DOCG (insieme ad Altavilla Irpinia, Chianche, Montefusco, Prata di Principato Ultra, Petruro Irpinio, Santa Paolina e Torrioni) per poco più di 500 ettari quasi totalmente parcellizzati: minuscoli cru al pari di quelli francesi, e vi dirò, che ad occhi chiusi il greco è un sancerre e se così non è allora il sancerre è un greco.

Il perché di questa analogia è facilmente spiegata, merito dell’oro giallo, così localmente chiamato il “benefattore” di queste zone e meglio conosciuto, ai più, come zolfo.

Questo minerale, infatti, è il principale componente del terreno tufaceo, prevalentemente argilloso e calcareo, ed è il principale responsabile di quelle note sulfuree segno inconfondibile di ogni calice di greco che provenga da queste zone e al pari di ogni calice di sancerre che provenga dalla Loira.

Angelo ci riporta anzitutto nella storia di Tufo e nei suoi luoghi diventati famosi grazie ad una famiglia di origine napoletana, la famiglia di Marzo, che nel 1800, per scappare all’ epidemia di peste, decise di lasciare il paese natale: San Paolo Belsito, e di trasferirsi a Tufo. E fu grazie a Francesco, il figlio, che osservando due suore intente ad accendere il loro fuocherello, notò il propagarsi di un fumo dal colore giallo. Da li a poco, la scoperta di un ricco giacimento di zolfo lungo le rive del fiume Sabato, e cosi fu breve il passo all’apertura di una fabbrica per la sua lavorazione e , con l’arrivo di un po’ di ricchezza nel paese molte delle proprietà vennero così  impiantate a  vigneti.

Ed è proprio a ridosso delle antiche miniere, in Contrada Campanaro, che si scorge il primo vigneto di Angelo Muto: “Miniere”, 5 ettari di dislivello da far impallidire anche lo scalatore più esperto, si parte da 360 metri per arrivare a vigne impiantate sino a 460 m s.l.m.

Qui le pietre di tufo e i pezzi di gesso emergono già in superficie, segno presagistico che il calice sarà uno schiaffo violento di acidità e sapidità al palato, e avrà quell’odore che mi rimanderà in Loira in un viaggio di a/r in teletrasporto. Sopra le bocche di sfiato della polveriera, c’è invece “Torrefavale”, che è la seconda etichetta di questa cantina. Torrefavale è stato il primo areale di Tufo ad essere iscritto nella DOCG del Greco: poco più di un ettaro oggi diviso in 4 diverse proprietà, e una di queste, a partire dal 2012,  è di Cantine dell’Angelo.

La degustazione

Se tutto quanto è vero, allora partiamo con il wine tasting.

Questa cantina è l’unica azienda dell’areale che affina per 12 mesi in acciaio e poi 6 mesi in bottiglia prima di poter essere immessa in commercio. Le fermentazioni partono spontanee coi soli lieviti indigeni.  Nessuna malolattica, o meglio, se viene bene, se no va bene comunque. Confrontiamo una stessa annata la 2017 tra Miniere e Torrefavale alla ricerca delle peculiarità di ogni vigneto.

 

Le pareti del calice di Torrefavale sono intrise di odori sulfurei, ma una leggera roteazione sprigiona poi note di erba verde bagnata e vaghi e quantomai delicati odori floreali. L’impatto è sottile e mai virulento, un bouquet che si contempera senza alcuna prevalenza, conferendo quasi un unicum di odori che si rivela oltremodo piacevole. Al sorso la bocca, invece, è netta, essenziale, con uno slancio maggiore verso la sapidità, quasi salinità. Il finale firma l’identità di questo vino con una lunga persistenza.

Una produzione di c.a. 4000 bottiglia ed un prezzo medio in enoteca di c.a. 20 €

L’abbinamento perfetto va ricercato con un caciocavallo podolico.

Nel calice di Miniere capisci, invece, cos’è effettivamente questo tanto diffuso concetto di mineralità, ormai in voga, e allora se solo pensavo che Torrefavale fosse sulfureo qui per Miniere c’è da appropriarsi di questo aggettivo.

Una botta di zolfo al naso, la stessa che ho sentito in vigna, ed è proprio da questa nota sulfurea che si diramano poi tutti gli altri sentori di erbe aromatiche e di leggere note di frutta gialla. Un vino energico in bocca, con una tensione mineraria che diventa maestro d’orchestra. E l’acidità è tanto forte quanto la beva compulsiva che ne viene, per questa incredibile freschezza.

Miniere, come Angelo stesso mi dice, non sarà mai un vino “amabile”, Miniere è un vino sferzante, non è “doce di core”. Ma Miniere è l’esatta rispondenza dei vini di questo territorio e se i tuoi occhi hanno incontrato un magnetismo nel calice non si staccheranno mai più.

Il suo perfetto complementare per me è con una bottarga di muggine. L’esaltazione dei sensi.

Una produzione di c.a. 18.000 con un prezzo medio in enoteca di c.a 15 €.

Da quest’anno, poi, per la prima volta sarà in commercio anche la coda di colpe, con un nuovo cru a San Marco, una frazione di Tufo, ma non abbiamo fatto in tempo ad assaggiarlo.

Il progetto VI.TI.

Il rispetto che Angelo ha del suo territorio è diventato materia grazie a Vi.ti. Vignaioli in Terra Irpinia un ‘associazione che ha creato insieme a Luigi Sarno di Cantina del Barone e a Soccorso Romano de Il Cancelliere. Ognuno capostipite della identità di un unico e solo vitigno: greco, fiano e aglianico. Con la necessità e la voglia di far capire l’unicità dei propri prodotti, con la necessità e la voglia di far capire la diversità degli stessi in ogni annata se si vuole seguire davvero quello che Madre Natura detta. Se si vuole davvero produrre un vino naturale.

 

 

 

 

 

 

Cantine dell’Angelo

Sede a Tufo, via Santa Lucia 32.

Tel. 0825.998073
Per informazioni rivolgersi ad Angelo Muto 338 4512965

email: info@cantinedellangelo.com
www.cantinedellangelo.com

 

Assunta Casiello

Persa negli effluvi nobili del vino da quando la maggiore età glielo ha consentito, curiosa di tutto ciò che è nuovo e che si può e si deve conoscere nella vita, ha speso gli ultimi anni  a rincorrere ogni forma di fermentazione. Gli studi giuridici l’ hanno portata verso la terra, quelli enologici verso la felicità. Dopo una formazione all’AIS Milano per conoscere le coordinate da impostare oggi per lei la rotta è ancora tutta da scoprire.

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *