Personaggi

Le interviste di Salvio Parisi: Ernesto Esposito

di Salvio Parisi

10 Feb, 2021

Wine o’ Clock. 5 domande e 1 calice per raccontarsi.

Ernesto Esposito designer ed esteta tout court: una vita nella creazione di scarpe femminili indossate dalle donne più celebri del globo e fotografate su tutti i magazine patinati della moda internazionale, ma al contempo un cultore delle più recondite correnti dell’arte contemporanea e per questo un sagace e stimato collector (famosa la sua collezione Warhol).

Ciao Ernesto, momento di relax e story-telling, posso offrirti un calice di vino dall’enoteca Wine&Thecity?…Preferenza di tipo o etichetta?

Adoro questo Chablis 1er Cru Montmains di Domaine William Fevre del 2017, poi ti racconto perché…

Sei una sorta di riferimento cuspide tra la moda o la storia del costume e i movimenti estetici degli ultimi cinquant’anni, tra modernariato, avanguardie e pop art.Inizio con una domanda sul tuo habitat professionale. Quando e come hai avuto consapevolezza di essere uno dei maggiori shoes designernel panorama della moda internazionale?

Quando ho cominciato a ricevere richieste di collaborazione e consulenza stilistica da grandi maison internazionali con compensi notabili. Ho avuto la fortuna da napoletano di lavorare con alcuni giganti della moda senza aver mai dovuto abbandonare la mia patria e la mia città: Sergio Rossi, Sonia Rykiel, Charles Jourdan, Stephan Kelian, Marc Jacobs, Chloè, Louis Vuitton, Stella McCartney, Fendi e Karl Lagerfeld, per dirne alcuni, passando attraverso l’incontro e gli shooting editoriali con grandi fotografi come Helmut Newton, Giampaolo Barbieri, Steve Hiett, Jack Pierson, Mario Testino o Giampaolo Sgura…

Cosa pensi del nuovo fashion ring di giovani e giovanissimi creativi negli uffici stile o negli hub di comunicazione delle grandi maison internazionali?

Io dico che tutti hanno iniziato sbagliando e solo il tempo ti porta a decodificare gli errori e a diventare un professionista riconosciuto. Oggi è molto facile cominciare una collaborazione, lavorare per qualche stagione e poi sparire: è un po’ come parlare di musica italiana e fare la differenza tra Mina, al top da sessant’anni, e una bravissima cantante come ad esempio Elodie, che ci auguriamo di poter ascoltare ancora oltre un paio d’anni. In quest’epoca mi sembra di assistere ad una corsa frenetica e inesorabile che finisce per bruciare letteralmente stili, prodotti e professionisti. Anche perchè sempre più frequentemente i grandi brand affidano il loro management a direttori con ottimi curricula ma provenienti da settori talvolta lontani dalla moda: al pari lo stile viene troppo spesso affidato a giovani e vulcanici designer col fine di stupire e di fatto… stupiscono, ma non è così che a mio avviso si scrive la storia, il costume e la moda che restano nel tempo.

Come è nato il tuo interesse per l’arte contemporanea e l’attenzione sugli emergenti nella traiettoria Napoli-New York? 

Di quest’era e di questo mondo la cosa che mi ha sempre stimolato e interessato è stato guardare al nuovo: nella moda come nell’arte ho badato ad anticipare tendenze, soluzioni, filoni e correnti estetiche. Così per restare giovane e vivo ho sempre osservato con estrema razionalità tutto il nuovo possibile, anzi il prossimo! Non è questione di genialità o di intuizione, ma piuttosto di razionalità e di logico ragionamento…

Il tuo tempo libero…

Il tempo “libero” che i lockdown ci hanno imposto è stata una grande spinta per riprendere in mano attività per anni trascurate a causa del lavoro continuo, come la casa, l’archivio, il fitness e naturalmente la cucina: ho esercitato ai fornelli tutto il mio bagaglio dei viaggi di una vita e la mia miglior conoscenza in fatto di ingredienti, tradizione, materie prime dei nostri magnifici territori, cotture, combinazioni o abbinamenti coi vini e… i risultati sono in orgogliosa mostra sui miei profili social!

Un pit stop su questo calice…

Adoro questo Chablis, perché mi rievoca i periodi di lavoro a Parigi e il ristorantino “Au Petit Zinc” su Rue des Plantes in centro città dove usavo accompagnarlo alle ostriche. È fresco, leggero ed elegante come tutti i bianchi della Borgogna: ho continuato a ricercarlo e amo sorseggiarlo sia per accompagnare pietanze di pesce che spesso io stesso preparo (per esempio al vapore) e sia degustandolo fresco come aperitivo d’estate o d’inverno.