Personaggi

Intervista a Elena Fucci

di Irene Bernabò Silorata

24 Set, 2021

A tu per tu con i produttori.
5 domande a Elena Fucci

Quella di Elena Fucci è la storia di una famiglia, di scelte e dell’amore per il vino! Elena Fucci è oggi Donna del Vino e simbolo della Basilicata; con anima e corpo si dedica all’azienda che porta il suo nome, un’azienda nota nel mondo per la produzione di Aglianico del Vulture in purezza e per il lavoro svolto, dalla stessa Elena, su una terra ancora difficile da gestire.

Il tuo vino del cuore tra quelli prodotti e perchè
Tra i miei vini faccio davvero fatica a sceglierne uno, credo di non avere un vino del cuore. Sicuramente l’Aglianico nelle annate calde è un vino con grandi estrazioni e di grande frutto e struttura; invece nelle annate fredde si riesce molto più a lavorare sulla acidità e sulla mineralità, sull’eleganza e la finezza di questo vitigno. Nello specifico tendo a preferire del mio vino le annate fredde anche se ho comunque dei ricordi bellissimi sulle prime annate. Ad esempio quella del 2004 che è stata l’annata prima della laurea, o quella del 2002, la terza annata che lavoravamo in cantina ed è stata veramente difficile da gestire. Faccio però veramente molta fatica a scegliere un’annata del mio vino anche perché ne produco uno solo che è un Aglianico del Vulture in purezza. Nel corso degli anni, poi, sono nate delle edizioni speciali come il Titolo vinificato in anfora, il Titolo superiore, il riserva che sono poi delle piccole chicche e delle bottiglie quasi da collezione. La discriminante quando devo scegliere di bere un’annata del mio vino, è quella di scegliere un’annata fredda.

Il vino che vorresti produrre
Il vino che vorrei produrre è un grande bianco o una bollicina. Ho studiato viticoltura e enologia per cui sono anche l’enologo del mio vino e il poter produrre altro vino ,che si discosti completamente da quella che è la produzione di un vino rosso di grande importanza così come l’aglianico del Vulture, per me sarebbe un sogno. Chissà, in futuro con qualche consulenza in qualche altro territorio, oppure si potrebbe pensare a qualche sperimentazione sempre qui sul Vulture, perché no. Magari un grande Sauvignon piantato qui alle pendici di questo vulcano con terreni così vulcanici e minerali, magari a 800 metri con climi così freddi. Il Vulture infatti si discosta un po’ dai climi tipici che caratterizzano il sud; qui siamo in montagna quindi sicuramente perché no, un grande bianco o una bollicina. Personalmente adoro le bollicine, sarebbe uno stimolo e una realizzazione anche a livello professionale.

Un aneddoto della tua vita in azienda che ti ha segnato in modo particolare
Sinceramente non riesco ad associare un aneddoto in particolare che mi abbia segnato professionalmente. E’ l’esperienza nella sua interezza che è importante: una storia familiare. Volevamo vendere i vigneti che poi non sono stati venduti quindi tutto è stato investito. Un progetto di famiglia nella sua totalità: molto importante e di esempio anche per i giovani che non vanno via dal sud ma restano nella propria terra e investono nella propria regione.

Il momento del tuo lavoro che ami di più e perché
Il momento del mio lavoro che amo di più è quello in cui comunico con l’esterno. In realtà i momenti che preferisco sono due: quello della tranquillità, quando sei qui tra i vigneti e la cantina, in campagna nel silenzio e nella tranquillità delle colline del Vulture. Poi c’è quello forse più importante, in cui si va fuori nel mondo a presentare il vino, la propria storia e il proprio prodotto. E’ un momento di confronto con gli altri, con la gente; non solo in Italia ma nel mondo. E’ motivo di crescita e di orgoglio quando si gira il mondo con il proprio vino portando con sé la propria cultura e regione, il proprio territorio. E’ una grande responsabilità ma anche un orgoglio quindi un momento che amo. Speriamo infatti che si possa presto ricominciare a viaggiare in modo tale da poter riprendere ad avere relazioni umane, al momento trattenute attraverso lo schermo del computer.

Se non avessi fatto la vignaiola cosa avresti voluto fare?
Se non avessi fatto la vignaiola…? Nell’estate del 2000 mi diplomavo e pensavo di studiare qualcosa inerente ingegneria genetica e poi c’è stato il cambio e decisi di studiare scienze agrarie e viticoltura ed enologia proprio perché si discuteva se vendere o meno i vigneti. Quando però realizzammo che insieme ai vigneti avremmo dovuto vendere anche la casa, quella dove sono nata, decisi di cambiare rotta, cambiare percorso. Quindi, se non avessi cambiato il percorso universitario avrei studiato ingegneria genetica oppure architettura perchè sono appassionata di design di interni e, chissà, probabilmente avrei fatto questo.

AZIENDA AGRICOLA ELENA FUCCI
CONTRADA SOLAGNA DEL TITOLO
85022 – BARILE (POTENZA)