Il brindisi delle feste parla trentino: alla scoperta di Altemasi Trentodoc

Si avvicinano le feste, i brindisi con gli amici, le cene in famiglia, le strenne natalizie. E la domanda che unisce gli appassionati del buon bere e chiunque voglia fare un regalo memorabile è sempre la stessa: quale spumante sceglieremo quest’anno per accompagnare i nostri momenti più preziosi?
Noi abbiamo una risposta che viene dalle vette e dai vigneti d’altura, dove l’eleganza si fa bollicina. Abbiamo assaggiato per voi il Trentodoc di Altemasi in occasione dellaAltemasi week a Napolie della cena speciale ospitata al ristorante Crudorè che ha visto protagoniste quattro etichette dell’azienda, firma d’eccellenza della storica realtà vitivinicola Cavit. Una “Cena verticale” pensata per raccontare l’eccellenza spumantistica trentina e la sua straordinaria versatilità gastronomica.
Il percorso si è aperto con il perfetto ambasciatore dello stile della cantina, l’Altemasi Millesimato Brut 2022. Questo Blanc de Blancs, ottenuto da sole uve Chardonnay pure al 100%, affronta un piccolo passaggio in legno del 5% e riposa per almeno trenta mesi sui lieviti. Il risultato nel calice è un sorso cremoso, bilanciato e impeccabilmente equilibrato. I profumi freschi degli agrumi si fondono alla perfezione con le note fragranti della crosta di pane, regalando un sorso classico che risponde esattamente a tutte le aspettative di chi cerca una bollicina di razza, tanto da confermarsi fin da subito tra i nostri preferiti in assoluto. Ottimo rapporto qualità prezzo (tra i 16,50 e i 18 euro).

Salendo di intensità e di attesa, ecco l’Altemasi Pas Dosé 2020, un blend composto al 60% da Chardonnay e al 40% da Pinot Nero. Vinificato in legno e lasciato affinare per ben cinquanta mesi sui lieviti senza svolgere la fermentazione malolattica, questo spumante si presenta sobrio, sottile e profondamente verticale. È un vino che non urla, ma che vuole ascolto al calice: ad una timida apertura di mela seguono delicati sentori di fiore bianco e anice, per poi evolvere in un finale persistente di nocciola e in una chiusura austera che affascina dal primo all’ultimo sorso.
Per chi cerca una declinazione più leggiadra ma altrettanto profonda, la scelta ideale ricade sull’Altemasi Rosé. Questa versione non millesimata esprime l’anima strutturata del Pinot Nero al 60%, rinfrescata da un 40% di Chardonnay, con una sosta minima di quindici mesi sui lieviti. Al palato si rivela un vino sapido e scattante, capace di conquistare con un profilo aromatico originale ed estremamente piacevole, dove le note calde della liquirizia si intrecciano felicemente alla dolcezza della fragolina matura, rendendolo perfetto per accendere la convivialità delle feste fin dall’antipasto.

Il vertice assoluto di questa degustazione è stato l’Altemasi Riserva Graal 2018, un vero e proprio gioiello pluripremiato. Prodotto da vigne vecchie selezionate con un uvaggio al 70% Chardonnay e 30% Pinot Nero, questo spumante affronta ben settanta mesi di affinamento sui lieviti, una fermentazione malolattica completamente svolta e un passaggio parziale in barrique usate e usatissime. Si tratta dell’etichetta più complessa ed elegante dell’intera gamma. Al naso e in bocca regala le sfumature più originali, spaziando dalla torrefazione al sesamo, per poi aprirsi su note ricche di crosta di pane, zucchero filato, chinotto, pepe bianco e arancia candita. Un vino preciso, sontuoso e strutturato, dove la ricchezza della materia cammina sempre di pari passo con una classe innata, senza mai sopraffare l’eleganza. Qui la spesa si aggira sui 50 euro a bottiglia.
Quattro interpretazioni diverse, figlie di una spumantistica di montagna che sa come farsi ricordare.
Dietro l’eleganza di queste etichette si cela la storia diAltemasi. Il nome stesso, che evoca l’espressione “dai masi più alti”, racchiude l’essenza della sua filosofia: produrre spumanti Metodo Classico che siano una fotografia liquida della viticoltura d’altura. Nata nei primi anni Novanta con una cantina ipertecnologica dedicata esclusivamente al Trentodoc, Altemasi seleziona le sue uve Chardonnay e Pinot Nero solo dai vigneti collinari e montani più vocati della regione, situati tra i 450 e i 750 metri di altitudine. Unendo una raccolta rigorosamente manuale a una gestione scientifica e sostenibile del territorio, la cantina riesce a trasformare il clima e i terreni delle vette trentine in bollicine di straordinaria freschezza, finezza e longevità.

Napoletana, giornalista indipendente dal 1998. Dal 2000 al 2017 ha scritto per il Gruppo Espresso La Repubblica e per altre testate di editori nazionali. Scrive di viaggi, luoghi e storie singolari per Dove, per il settimanale Donna Moderna e per testate internazionali. Seguitissimo anche il suo blog www.donatellabernabo.it
Nel 2008 ha ideato Wine&TheCity ed è direttore della testata.










