Il commento di Licia Granello sulla nuova edizione della Guida Michelin.
La guida delle sliding doors. Che si aprono e si chiudono, cambiando la vita di chef e ristoratori.Poco meno di due anni fa, Salvatore Bianco lasciava le cucine de Il Comandante dell’hotel Romeo, con addosso la tristezza di non essere riuscito a portare il ristorante oltre la stella conquistata nel 2012 e persa nell’ultimo anno di impegno al Romeo. Il tempo di acclimatarsi nella nuova location – La Terrazza del magnifico hotel Eden di Roma – e voilà, la stella torna a pulsare sulla sua giacca bianca d’ordinanza.
Contemporaneamente, Il Comandante, diventato uno dei ristoranti della galassia Ducasse, conAlessandro Lucassinoai fornelli, prende a sua volta la stella.

Quella di Bianco e Lucassino è solo una delle cento storie legate all’edizione numero 71 della guida Michelin, presentata mercoledì al teatro Regio di Parma.
Ancora e sempre zoppa della terza stella a Danì Maison, la Campania si è rallegrata per la stella diUmberto a mare(Ischia) ma si è ritrovata orfana di Sud a Quarto (per scelta della proprietaria Marianna Vitale), di Re Mauri a Vietri sul Mare (per ristrutturazione) e di Osteria Arbustico (cambio location a Paestum).

Una sorta di status quo in controtendenza con il successo fluorescente delta regione e del suo capoluogo. Difficile dire se l’offerta gastronomica banalizzata e standardizzata dal fenomeno del turismo di massa (meglio, dell’over tourism) abbia in qualche modo disamorato gli ispettori. Ipotesi plausibile, se è vero che già solo a Napoli le insegne diSustanzae 177Toledo avrebbero sicuramente meritato maggior attenzione.
Del resto, quest’anno la Rossa ha mosso pochissime pedine, spesso a discapito degli indirizzi più tradizionali, da Vissani ad Arnaldo Clinica Gastronomica, fino a Miramonti L’altro, mentre ha premiato due progetti ambiziosi figli di investitori importanti: Famiglia Rana dell’omonima celeberrima azienda di pasta (due stelle) e Rei Natura del Boscareto Resort (famiglia Dogliani, tre stelle).

È come se l’alto artigianato gastronomico stesse diventando un lusso da non incoraggiare troppo, malgrado il direttore mondiale Gwendal Poullennec si sia affannato a definire una volta di più la cucina italiana come fulcro della miglior tradizione ed esaltatrice delle piccole produzioni.
Mentre piccoli chef crescono – su tutti Mattia Pecis di Cracco Portofino, insignito contemporaneamente come miglior chef giovane e nuova stella – ci si interroga sulla ristorazione che verrà. Con un dato certo, che riguarda l’irrisoria presenza femminile nell’alta cucina: una donna su 24 fra i neostellati, una su 15 tra i tre stelle. La Rossa preferisce premiare sommelier, pasticcere, perfino direttrici di sala. Basta che non entrino in cucina. Fino a quando?
TUTTI I PREMIATI DELLA GUIDA MICHELIN 2026

Licia Granello è torinese di nascita e napoletana per scelta di vita. Scrive libri e tifa Toro. Su Repubblica ha scritto a lungo di calcio e di cibo. Oggi collabora con Grande Cucina, Vanity Fair e Wine&TheCity















