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Vino, Donna: il vino italiano raccontato dalle sue protagoniste

Un libro, novanta storie, un racconto corale del vino italiano al femminile.

Nel suo nuovo libro, presentato a Napoli nell’ambito del Salone della Dieta Mediterranea lo scorso 11 giugno, la critica del vino racconta cinque anni di incontri, riflessioni e cambiamenti. Tra le storie che restano, quella di Pia Donata Berlucchi; tra i temi più forti, la necessità di superare la logica dell’eccezione per restituire alle donne il ruolo che già occupano nel mondo del vino.

Novanta donne, novanta storie, un solo grande racconto corale: quello del vino italiano visto da chi lo vive ogni giorno, in vigna, in cantina, nella comunicazione, nella critica, nella distribuzione, nella formazione. ConVino, Donna, Chiara Giorleo firma un libro che nasce da oltre cinque anni di lavoro e raccoglie 90 interviste a professioniste di riconosciuta autorevolezza, restituendo un’immagine ampia, sfaccettata e viva del settore.

Pubblicato daLuciano Pignataro Wine Blogcon il sostegno di Latteria Sorrentina, il volume attraversa il mondo del vino italiano contemporaneo attraverso tre grandi aree: produttrici ed enologhe, giornaliste e degustatrici, e altre figure professionali che ne compongono la filiera. Il risultato non è un semplice repertorio di testimonianze, ma una mappa del cambiamento in atto, capace di restituire il peso reale delle donne in un comparto che continua a evolversi.

Abbiamo incontratoChiara Giorleo, autrice del libro, per farci raccontare meglio l’origine del progetto, le storie che l’hanno segnata e lo sguardo con cui legge oggi il rapporto tra donne e vino.

Qual è stata la risposta più sorprendente che hai ricevuto in questi anni di interviste?
Una delle risposte che più mi ha sorpresa è arrivata da una persona che ha accettato di partecipare con grande disponibilità, affrontando senza riserve tutte le domande, ma che allo stesso tempo ha in qualche modo negato l’esistenza di una questione di genere nel mondo del vino. Non dirò chi è: lascio ai lettori il piacere di scoprirlo tra le pagine del libro. Quella posizione mi ha colpita perché, pur sembrando una contraddizione rispetto al tema stesso del progetto, è stata un’importante occasione di riflessione. Mi ha fatto capire che c’è ancora molto da fare, non solo all’esterno ma anche all’interno del settore, e che il confronto tra punti di vista diversi è spesso il modo migliore per comprendere la complessità di un fenomeno.

C’è una storia che ti è rimasta addosso più delle altre, al punto da farti cambiare sguardo sul mondo del vino?
Tra le tante, penso a quella di Pia Donata Berlucchi, da poco scomparsa, un pensiero va a lei. L’intervista raccolta nel libro rappresenta solo una sintesi ma la sua storia aiuta a comprendere quanto siano cambiate le cose nel corso dei decenni. Attraverso il suo racconto emerge un mondo del vino molto diverso da quello attuale. È una testimonianza che invita a guardare ai progressi compiuti e che dimostra come il settore del vino possa essere, sotto molti aspetti, un esempio positivo.

Dopo questo lavoro, cosa senti sia ancora poco raccontato del rapporto tra donne e vino in Italia?
Credo che oggi si parli molto delle donne nel vino, ma spesso attraverso il filtro dell’eccezionalità: la prima, l’unica, quella che ha sfidato le convenzioni. Quello che invece è ancora poco raccontato è la normalità. Le donne non sono più una presenza straordinaria da segnalare, ma una componente strutturale del settore, in vigna, in cantina, nella comunicazione, nella ricerca, nella distribuzione e nel giornalismo. Forse la sfida dei prossimi anni sarà proprio questa: smettere di raccontare le donne come un’eccezione e iniziare a raccontarle semplicemente come parte integrante del mondo del vino.

Vino, Donnacompie così un gesto semplice e necessario: sposta il fuoco dall’eccezione alla sostanza, dalla singola impresa alla presenza diffusa, dal racconto individuale alla dimensione collettiva. Con la prefazione di Jane Hunt MW, gli endorsement di Jancis Robinson MW e del professor Vincenzo Russo, e la fotografia di copertina di Guido Harari, il volume si presenta come un progetto editoriale destinato a lasciare un segno.

Novanta storie per raccontare un cambiamento che non comincia oggi, ma che oggi appare finalmente in tutta la sua evidenza: il vino italiano ha già il volto delle donne che lo abitano, lo interpretano e lo fanno evolvere.

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