Nel cuore di Sorrento, all’interno del Grand Hotel La Favorita, c’è Zest: tavola di Domenico Iavarone. Un progetto che mette al centro una semplicità mai scontata, trasformata in linguaggio felice, saporito e contemporaneo.
C’è una nuova tavola a Sorrento che merita attenzione. Si chiama Zest e abita gli spazi luminosi e misurati del Grand Hotel La Favorita, una casa di ospitalità elegante, radicata nel tessuto storico e sensoriale della città. Qui, a fine 2023, ha preso forma il nuovo progetto di Domenico Iavarone, chef campano dalla traiettoria solida e coerente, arrivato con una visione chiara e una sfida dichiarata: riportare la semplicità al centro del piatto, sapendo che nulla è più complesso delle cose semplici.

Il nome Zest non è una scelta decorativa. Richiama la scorza dei limoni di Sorrento, l’essenza, ciò che resta quando si elimina il superfluo. È anche una dichiarazione di poetica. Lo conferma una frase scritta sul menu, che vale come manifesto:
“Riprodurre la semplicità è una sfida complessa.”
La cucina di Iavarone si muove tutta dentro questo perimetro. Una cucina di sapore e di contenuto, capace di essere affilata quando serve e ammaliante quando vuole, mai urlata, sempre governata. Qui la semplicità non è minimalismo né sottrazione fine a sé stessa: è un punto di arrivo, frutto di tecnica, controllo e conoscenza profonda della materia prima. Nato a Casavatore, in provincia di Napoli, Domenico Iavarone si avvicina alla cucina giovanissimo, a quindici anni, partendo dalle piccole realtà ristorative del suo territorio. È lì che matura un legame profondo con le materie prime “povere”, quelle che fanno parte della sua memoria e della sua infanzia, e che ancora oggi rappresentano una costante della sua cucina. Ingredienti poco lavorati, trattati con rispetto, lasciati liberi di esprimere il proprio sapore originario.

La curiosità e il desiderio di ampliare gli orizzonti lo portano presto altrove. Dopo esperienze formative accanto a Gennaro Esposito e Oliver Glowig, arriva la tappa decisiva al Maxi di Vico Equense, che nel 2014 ottiene una stella Michelin sotto la sua guida. Successivamente sarà la volta del Josè Restaurant di Torre del Greco, al quale regala nel 2019 la prima stella Michelin della città. Un percorso fatto di crescita costante, senza accelerazioni forzate.
La sua filosofia si sintetizza nell’acronimo QTC: Qualità, Tecnica, Creatività. Tre elementi che non vivono separati, ma dialogano per armonizzare sapori e aromi della cucina tradizionale, restituendoli in una forma contemporanea e personale.

Da Zest, questo pensiero trova una cornice ideale. Il ristorante nasce dalla collaborazione con la famiglia Manniello, proprietaria del Grand Hotel La Favorita, e si inserisce in un contesto che parla già di territorio. Il grande giardino di limoni avvolge la sala esterna in un’immersione sensoriale totale, mentre gli interni — tra maioliche, vetrate e affacci sul borgo antico — richiamano un’estetica sorrentina colta e misurata. Il menu varia anche in base agli spazi, ma resta costante l’ispirazione alla storia della famiglia Manniello e al luogo che li circonda.

Il percorso gastronomico si chiarisce fin dalle entrées: non semplici assaggi, ma dichiarazioni d’intenti. Nitide, golose, ciascuna con un carattere preciso, raccontano un’italianità riletta in consistenze e forme ripiene di contenuto, come per il fazzoletto ripieno di scarola e olive, l’oliva ascolana nuda, il cannolo salato con il Provolone del Monaco, introducono con naturalezza il linguaggio dello chef. In tavola arrivano poi grissini sottili, cialde di tarallo napoletano al pepe, pane fragrante e focaccia accompagnati dal burro allo zafferano e limone di Sorrento: un gesto essenziale, identitario.

Tra i piatti che restano impressi per capacità di aprire riflessioni, “capesante, castagne glassate, Porto e caffè” rappresenta uno dei passaggi più emblematici oltre ai gioco cromatico della presentazione. L’equilibrio è millimetrico, la nota del caffè non domina ma prolunga il gusto, suggerendo una grammatica di abbinamenti che invita alla riflessione ad occhi chiusi.

Tra i signature dish più rappresentativi della cucina di Iavarone spicca il risotto al limone, scampi e liquirizia. Il riso è eseguito con precisione, la liquirizia entra in punta di piedi, senza mai sovrastare, mentre la carnosità dello scampo e la luminosità del limone costruiscono un dialogo continuo tra dolcezza, freschezza e profondità. Un piatto che unisce rigore tecnico e sensualità mediterranea.
Baccalà, porro, patate e melagrana racconta un altro aspetto centrale della sua cucina: il mestiere. La cottura rispetta la consistenza naturale del pesce, la spuma di patate accoglie, il porro riattiva la componente vegetale e la melagrana introduce quella nota acida che rende il piatto dinamico e vivo.

E poi c’è la triglia, forse il piatto più identitario. Qui il lavoro è di sottrazione e precisione: pelle arricchita e croccante, polpa succosa, accenti agrumati ed erbe mediterranee. È un piatto che non imita il mare, ma lo conosce e lo restituisce in festa.
Dentro Zest, la cucina di Domenico Iavarone è mediterranea nel senso più ampio del termine: radicata, contemporanea, colta ma accessibile. C’è una visione chiara, sostenuta da una tecnica matura e da una sensibilità che sa quando intervenire e quando fermarsi.

Zest non è semplicemente un ristorante d’albergo. È una grande tavola mediterranea, capace di dialogare con il territorio e con il presente, inserendosi con naturalezza nel racconto contemporaneo del gusto.
Un progetto giovane, come tutto l’affiatato e collaudato staff, ma già centrato. Una cucina con la schiena dritta e le idee chiare. Uno chef che ha scelto la strada più difficile: rendere la semplicità una vertigine.
Zest – Grand Hotel La Favorita
Via Torquato Tasso, 61 – 80067 Sorrento (NA)

Accendere conversazioni attorno al cibo e trasformarle in esperienza è il filo che lega eventi, progetti e scrittura. Viaggiatrice entusiasta, giornalista di cultura enogastronomica, intreccio linguaggi diversi per raccontare luoghi e visioni del gusto. Curo format interdisciplinari che uniscono palco e tavola, parola e convivialità. Tra i miei progetti più iconici, Colazioni da Collezione®, la guida che ha ridefinito la colazione d’hotel come espressione di identità e “nuovo perché” di viaggio.






