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Dove nasce il “vino di Milano”

Milano e la Pianura Padana: un orizzonte piatto al di là della città è quello che di solito ci si immagina. Fino a un certo punto, perché ad appena 40 km in direzione sud il paesaggio cambia e ci si trova in collina, fra alberi di ciliegi, filari di viti e agriturismi. Il “vino di Milano” nasce a San Colombano, un paese di 7.500 abitanti, con un castello, una chiesa dalla storia avvincente e una nuova generazione che invita a raggiungere questa località per aperitivi in vigna e visite in cantina.

«In vigna arriviamo a ospitare d’estate, con i tavoli fra un filare e l’altro, fino a un centinaio di persone» racconta Lucrezia Toninelli di Poderi San Pietro. Coppie, amici che festeggiano un compleanno si danno appuntamento per un aperivino, degustare due calici di vino e un risotto preparato al momento. Di fronte a loro il panorama della collina, che abbraccia le Alpi a nord e i primi rilievi appenninici a sud e coincide con il Parco Collina di San Colombano (parcodella collinadisancolombano.it), che riunisce cinque comuni appartenenti a due province, Lodi e Pavia, e la città metropolitana di Milano.

Lucrezia è la vicepresidente del Distretto Agroalimentare della Collina di San Colombano (collinasancolombano.it), nato nel 2022, una società cooperativa di 23 soci (tra cantine, produttori di miele, zafferano, ortaggi e cereali, ristoratori, agriturismi, le terme di Miradolo e un’azienda di macellazione e trasformazione delle carni suine) che, con il presidente Domenico Borella, lavorano per promuovere il territorio come destinazione di turismo di prossimità e hanno creato anche una comunità energetica e una cartina del parco con percorsi pedonali e ciclabili. La vite qui si coltiva fin dall’epoca dei Romani, si vendemmia a mano e nel 1984 è arrivato il riconoscimento DOC per il San Colombano, che rimane ad oggi l’unico vino a Denominazione di Origine Controllata prodotto nei territori milanese e lodigiano.

Da ottobre in poi le vigne riposano e per degustare il vino si va nelle aziende in visita alle loro cantine. In paese c’èPoderi San Pietro. che risale come azienda agricola al 1958. Ora siamo alla terza generazione e oltre ai vini rossi, con le Riserve vini simbolo di questo marchio, si producono anche spumanti, un vino affinato in anfore di grès porcellanato, un altro senza solfiti aggiunti, un bianco macerato e la collezione Linea Milano, dedicata al capoluogo lombardo. I nomi in etichetta? Brera, La Scala, Sforzesco, Navigli.  D’altra parte, la manovalanza impegnata a costruire il Duomo, di Milano, veniva pagata con il vino di San Colombano e dal paese arrivavano anche i piselli di Miradolo, varietà oggi recuperata e presente nell’Arca del Gusto di Slow Food. C’è poi Mammut, un blend di Merlot e Syrah che richiama una storia antica. Nel 2000, durante degli scavi in azienda, furono ritrovate delle ossa di mammut, da qui l’idea di dedicare un vino all’inaspettata scoperta.

Si va in collina invece per visitare la cantina Nettare dei Santi (nettaredeisanti.it), la cui attività risale all’Ottocento, fa capo alla famiglia Riccardi e oggi viene portata avanti da Gianenrico. Oltre ai vini simbolo, la verdea la Tonsa (un bianco frizzante) e il Roverone (un rosso I.G.P Collina Milanese che prende il nome dal podere da cui nasce), ad attrarre chi arriva qui è una terrazza panoramica che dà sui vigneti. Il giro può proseguire all’azienda Fratelli Guglielmini (viniguglielmini.com) e nei loro vigneti storici della Battaia nel cuore della Doc San Colombano, tra filari di viti a pergola. Anche qui, tanta esperienza alle spalle (150 anni) e degustazioni di rossi e bianchi ricavati da uve barbera, rara, croatina, Chardonnay, Pinot nero, malvasia, Cabernet sauvignon, Merlot e riesling.

Un giro a San Colombano passa dal Castello, circondato da un parco, dove visse la famiglia Belgiosioso. La Chiesa di San Rocco, invece, viene aperta solo il 16 agosto, giorno dedicato al santo, per celebrare una messa alla sera illuminata da candele, ma meriterebbe per la sua storia un racconto a parte, di cui si fa carico con i suoi volontari l’associazione Il borgo e il colle (ilborgoeilcolle.it). Gi architetti sono gli stessi del Tempio Civico dell’Incoronata di Lodi, ma la chiesa non venne finita, ci dovevano essere anche un portico e una cupola, sostituita da un tetto. Del complesso faceva parte anche un ospedale e se si entra, si rimane colpiti dalla sua magnifica semplicità: decorazioni, lesene e tondi sono tutti in cotto.

Oggi appartiene alla famiglia Riccardi, che qui all’inizio aveva la cantina e dal registro risulta che nel Seicento avvenne un matrimonio a sorpresa come quello di Renzo e Lucia, fra Madonna Jacomina Merli e Niccolò Peritano. La Collina è sempre stata un punto strategico di passaggio e tuttora ci sono la Strada del Vino di San Colombano e dei Sapori Lodigiani, il Cammino di San Colombano che collega l’Irlanda a Bobbio (Pc) e che in questo tratto ricalca la Via Francigena, e VenTo, l’infrastruttura ciclopedonale lunga 679 chilometri lungo il Po ideata dal Politecnico di Milano. Per una sosta lungo il percorso c’è l’Agriturismo Luna (agriturismoluna.it) dove gustare salumi, giardiniera, tagliolini fatti in casa e carne dei loro allevamenti. E per la festa dell’uva, l’appuntamento a San Colombano è per il 26 e 27 settembre.

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