Written by 12:18 Napoli

I grandi bianchi dell’Alto Adige a Napoli

Otto vini, tra rarità enologiche e bottiglie da collezione: un viaggio sensoriale memorabile scandito dalla cucina audace di Marco Caputi del Veritas.

L’Alto Adige nel calice è sempre un gran bel viaggio. È esplorazione continua di territorio, di storie e di gusto. Un piccolo territorio, l’1% della superficie nazionale vitata, di grandi contrasti e varietà, che negli ultimi anni ha raggiunto punte di eccellenza indiscussa. <<Napoli e la Campania sono uno dei nostri mercati più attenti e vivaci>>, ha esordito Eduard Bernhart, direttore del Consorzio Vini Alto Adige, lo scorso 11 novembre in occasione dell’evento “Mezzo secolo di eccellenza. I Bianchi dell’Alto Adige: freschezza, aromi e longevità” che si è svolto presso il ristorante Veritas di Stefano Giancotti a Napoli. Una serata di racconto e degustazione che ha visto protagonisti 8 vini bianchi (i bianchi rappresentano il 65% della produzione enologica dell’Alto Adige) in abbinamento alla bella cucina di Marco Caputi, stella Michelin del Veritas. Una selezione ben ragionata che ha messo assieme storia e innovazione, grandi aziende e piccole realtà di eccellenza, per narrare proprio la pluralità di voci della viticoltura di montagna altoatesina.

A guidare la degustazione è stato Filippo Bartolotta, sommelier, wine coach, giornalista e grande comunicatore. <<L’Alto Adige, a guardarlo dall’alto, è una grande Y: la Val d’Adige si biforca verso est formando la Valle Isarco, culla di bianchi freschi e minerali quali il Kerner, il Sylvaner e il Müller Thurgau, e verso ovest la Val Venosta, terra di piccole cantine, di pendii ripidi e rocciosi, di vitigni pregiati come il Riesling, il Pinot Bianco e il Pinot Nero>>. Tra pillole di geografia, numeri – vale la pena ricordare che in Alto Adige per 4800 viticoltori ci sono 5800 ettari vitati – e digressioni evocative, Bartolotta ha condotto la serata con grande spessore e vivacità.

Primo vino nel calice, il Sylvaner Praepositus di Abbazia di Novacella, annata 2023: non si poteva non iniziare dalla più antica cantina d’Italia (1142), gioiello della Valle Isarco. Sorso pulito, di grande compostezza. A seguire ecco il Riesling Vigna Windbichel 2023 di Castel Juval, da uve coltivate su terrazzamenti scoscesi a circa 750 metri di quota in Val Venosta: luminoso nel calice, bouquet piacevolmente aromatico di pesca e bucce d’arancia, delicato e rinfrescante in bocca.

Il terzo calice arriva dalla cantina Terlano ed è un Pinot bianco in purezza, il Pinot Bianco Rarity 2009: un sorso che seduce e sorprende per la freschezza nonostante la veneranda età. Il progetto Rarity di Terlano sono bottiglie speciali di vini bianchi invecchiati, maturati per almeno dieci anni sui lieviti fini all’interno di cisterne d’acciaio in pressione.

Il quarto vino è il Müller Thurgau Feldmarschall von Fenner 2013 di Tiefenbrunner, altra azienda storica e punta di eccellenza della viticoltura altoatesina. Questo vino nasce dal vigneto piantato a Müller -Thurgau più alto d’Europa, a quota 1000, sul Monte Favogna. Vendemmia manuale, pressatura soffice, poi piccoli tini di acciaio e almeno sei mesi su fecce fini, affinamento in bottiglia di cinque anni. Un vino corposo e di grande profondità. Si prosegue con due assaggi alla cieca: il Pinot Bianco Kalkberg 2023 di Cantina Sankt Pauls, vino di grande eleganza, e l’Appius annata 2015, gioiello della cantina San Michele Appiano, vino da collezione, in edizione limitata, tra i più interessanti bianchi d’Italia. Il finale è con il Moscato Rosa vendemmia tardiva 2023 di Castel Sallegg: un’esplosione di bacche rosse, rose e noce moscata, equilibrato ed avvolgente, perfetto con il dessert “Rosa, rosa e rosa”, piatto assai caro allo chef Caputi.

La cucina che ha accompagnato la serata è stata audace, fresca, creativa: lo chef Marco Caputi, irpino di nascita, ha scandito la sequenza dei calici con piatti sorprendenti e non facili, muovendosi tra elementi vegetali, frutti esotici, erbe aromatiche, pesci e crostacei. Il Lattughino arrosto con kiwi, mandorle verdi ed erbe spontanee ha dato il via alla cena, a seguire il Gambero, mandorla, limone e liquirizia, una bella sfida per il sommelier. Due i primi piatti: Ravioli di pesce affumicato, pollo e dragoncello e Trottole con peperoni, cocco, ricci di mare e tonno alletterato. La Ricciola, sedano rapa, alloro ed elicriso ha concluso il percorso.

La serata è stata occasione anche per fare il punto su azioni e impegno del Consorzio Vini Alto Adige che oggi riunisce 12 cantine sociali, 32 tenute private e 109 vignaioli indipendenti. Identità e sostenibilità sono i valori fondanti di un sistema virtuoso che investe in innovazione tutelando radici e territorio.  

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