Personaggi

Interviste ai produttori: Piero Mastroberardino di Mastroberardino

di Irene Bernabò Silorata

16 Lug, 2021

A tu per tu con i produttori 5 domande a Piero Mastroberardino

Piero Mastroberardino, classe 1966, Professore Ordinario in discipline manageriali all’Università degli Studi di Foggia, uomo poliedrico e curioso, coltiva i più svariati interessi, dalla letteratura all’arte. Ha pubblicato oltre cento articoli e monografie in materia di economia d’impresa e management, due romanzi e una raccolta di poesie. Dal 1997 è alla guida dell’Azienda vinicola di famiglia, Mastroberardino, attiva in Irpinia da oltre due secoli, di cui rappresenta la decima generazione.
Ha ricoperto e ricopre incarichi di vertice in enti e associazioni di respiro nazionale, di qualche giorno fa è la nomina per la terza volta a Presidente dell’Istituto Grandi Marchi.

Il tuo vino del cuore tra quelli prodotti e perché
In genere il vino che più mi appassiona è l’ultimo progetto di innovazione al quale ho dedicato l’evoluzione del mio pensiero attorno al vino.
Al momento è senza dubbio il progetto Stiléma, articolato in tre capisaldi della mia terra, l’Irpinia, ovvero un Fiano di Avellino, un Greco di Tufo e un Taurasi.
Hanno impostazione stilistica alternativa all’attuale mainstream ma riportano in auge l’impostazione stilistica dei Taurasi che la mia famiglia ha prodotto negli anni Sessanta e che hanno segnato il ritorno al successo mondiale dei grandi rossi del Sud e d’Italia, mentre per i due bianchi rievocano lo stile adottato nel corso degli anni Settanta, quando Fiano di Avellino e Greco di Tufo divennero i due bianchi più apprezzati dell’intero stivale, un must per la ristorazione italiana di ogni regione.
Quanto ho detto fornisce anche un quadro chiaro dei vini che porto nel cuore: tra i rossi un grande Taurasi da lungo invecchiamento interpretato all’insegna dell’agilità e dell’eleganza, senza eccessi di concentrazione né di peso sul palato; tra i bianchi vini con lungo affinamento di cantina prima del rilascio. Basti pensare che l’annata corrente di Stiléma Fiano di Avellino e Stiléma Greco di Tufo è la 2017, dunque con almeno 4 anni di cantina.

Il vino che vorresti produrre
Dietro ogni vino, oltre il profilo passionale, c’è una concettualizzazione, un’idea che può risiedere solo nella mente del viticultore. Così la mia vita professionale è caratterizzata da un processo di continua generazione di traiettorie di ricerca, sperimentazione, innovazione, che mirano a nobilitare sempre più l’eredità culturale degli antichi vini d’Irpinia e della Campania Felix.

Un aneddoto della tua vita in azienda che ti ha segnato in modo particolare
Dopo il terremoto insieme a mio padre mettemmo mano all’idea di ristrutturare le antiche grotte di affinamento che formano un labirinto che collega i diversi bracci delle nostre cantine. In corso d’opera fummo indotti ad aprire un’intercapedine che in pianta ci sembrava troppo spessa per essere una semplice parete. Conteneva infatti una camera segreta, che trovammo piena di casse di Taurasi degli anni Venti e Trenta dello scorso secolo, nascoste dai miei familiari allo scopo di sottrarle alla furia delle forze tedesche in fuga. Mio padre raccontava che quelle grotte furono usate come rifugio contro i bombardamenti delle forze alleate nel settembre del ’43.
Quando misi mano agli archivi storici di famiglia per dar vita al progetto del museo MIMA (Museo d’Impresa Mastroberardino Atripalda), inaugurato nel maggio del 2019, trovai tra le migliaia di lettere di famiglia uno scritto che mio padre, Antonio Mastroberardino allora quindicenne, aveva indirizzato al fratello maggiore, ancora sotto il comando germanico in seguito alla partecipazione alla campagna di Grecia, ove egli descrive minuziosamente il progetto che tra luglio e agosto del ’43 portò alla realizzazione di quel rifugio, le attuali grotte per l’appunto.

In quella lettera mio padre scrive:
“… Atripalda tutta la giornata del 30/9/43 fu continuamente cannoneggiata; allora alcuni arditi americani con aggiustati colpi di mano riuscirono ad impossessarsi di queste batterie che ormai controllavano Atripalda, per cui rinsaldata la loro posizione occuparono Avellino, e ricacciarono i tedeschi nel Beneventano, ove la lotta si protrasse accanita per più giorni.

Noi allora nella giornata di domenica 3/10/43, tornati a casa, potemmo così riscontrare i danni subiti (rottura di vetri, di embrici, ecc.), danni cioè relativamente lievi. Grazie a Dio papà durante tutte queste peripezie non soffrì molto e questo è l’interessante.
E così dopo il placarsi dell’anzidetta burrasca abbiamo svolto la vendemmia (…)”
È quest’ultima frase, dedicata alla vendemmia, che mi ha segnato nel profondo, essendo simbolo del legame indissolubile tra una famiglia e la sua terra, e i suoi vini.

Il momento del tuo lavoro che ami di più e perché
La condivisione delle decisioni aziendali con l’undicesima generazione di famiglia Mastroberardino, che ancora non è entrata formalmente in azienda; tuttavia sto aprendo le porte alle mie figlie, Camilla e Serena, quando ci si riunisce per assumere le decisioni più importanti, in modo da renderle più consapevoli del valore che incorpora un’azienda familiare multigenerazionale con qualche secolo di storia sulle spalle…

Se non avessi fatto il vignaiolo cosa avresti voluto fare?
La mia vita professionale è già sufficientemente variegata da consentirmi di scegliere tra diverse opzioni senza dover stimolare eccessivamente l’immaginazione. Fin dalla laurea mi sono dedicato alla carriera scientifica e sono oggi professore ordinario di discipline manageriali nell’università. Dunque il fronte della ricerca scientifica è per me una passione concreta che coltivo con impegno, senza mai trascurare il ruolo educativo nei confronti dei giovani, al fine di agevolare il loro accesso al mondo del lavoro e la loro conoscenza della vita delle organizzazioni, del modo in cui si prendono decisioni.
Ho anche altre inclinazioni che nel corso degli anni si sono manifestate con pulsioni più o meno intense, che riguardano l’ambito artistico: ho pubblicato vari romanzi e raccolte in versi, e ho organizzato mostre di mie opere figurative. Tuttavia su questo fronte non sempre scelgo la strada dell’apertura agli altri: spesso ho optato per momenti più introspettivi.