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Chilometri Divini: I Cacciagalli, esempio virtuoso di “Vino Buono”

16 Feb, 2021

Non estremista e soprattutto non edonista del concetto di naturale, biologico e finanche biodinamico: è questo l’approccio de I Cacciagalli”, Azienda Agricola di Teano, nell’Alto Casertano.

Siamo a pochi chilometri dal vulcano spento di Roccamonfina e qui Mario Basco e sua moglie Diana Iannaccone credono così tanto nei principi impartiti dal teorico della biodinamica, Rudolf Steiner, da aver improntato anche la loro stessa vita a questi canoni.

Non è un caso, infatti, che l’unico asilo Waldorf  in Campania, si trovi proprio a pochi passi dalla tenuta. Un metodo educativo rivolto ai bambini che parte da un concetto molto semplice: le forze vitali che compenetrano il corpo fisico sono le forze che l’uomo condivide con tutto il mondo vivente.

Questi principi dettano anche la conduzione delle vigne de I Cacciagalli. Nel 2006 inizia a prendere forma il progetto: rivisitare interamente la vecchia tenuta di famiglia (che oggi ospita anche un agriturismo con annessa cucina scandita dai presidi slow food) soppiantando tutti quei vitigni internazionali allevati durante gli anni ‘70 a favore degli autoctoni, veri tesori di queste terre. Dei 36 ettari della tenuta, oggi 11 sono impiantati a fiano, falanghina, piedirosso, aglianico e pallagrello nero.

Nel 2013 arrivano le prime certificazioni del lavoro svolto in vigna con Bioagricert e nel 2017 con Agribiodinamica. Ma l’azienda non pare farsi un vanto per l’apposizione di un “bollino”. L’afflato rimane sempre lo stesso: lavorare in funzione di un’agricoltura sana che sia in grado di migliorare ed arricchire i suoli.

Perché se si parla di uva sana si parte sempre da un territorio sano ed è per questo che Mario e Diana praticano il sovescio del terreno (per favorire la micro-respirazione), difendono le piante con soli preparati e decotti naturali, affidano le potature alle tecniche di “Simonit&sirch e riducono le cimature al minimo indispensabile per non sottrarre energia alla vite.

Queste sono solo alcune delle costanti che rientrano nelle pratiche agricole dell’azienda, perché forse più di ogni cosa quello che conta è saper interpretare in modo autentico il terroir.

Non è quindi una coincidenza che “I Cacciagalli” rientrino nella prestigiosa cerchia della “Reinassance des Appelations della quale fanno parte solo un ristretto e selezionato numero di aziende italiane (attualmente 50) che ha come obiettivo la conoscenza di un metodo agricolo alternativo a quello industriale per la produzione di vini di alta qualità.

La cantina, le vinificazioni e gli affinamenti

Anche se l’artigianalità rimane il file rouge tra vigna e cantina, l’Azienda è in ogni caso al passo coi tempi, con una moderna struttura destinata alla vinificazione e all’affinamento, costruita a ridosso del bistrot e del b&b e che affaccia direttamente sui filari. Visti i presupposti in vigna, va da sé che qui non c’è aria di additivo chimico nei processi di vinificazione, né tantomeno di chiarifiche e filtraggi. Tutte le fermentazioni avvengono spontaneamente in cemento o in anfora. Mentre quasi tutti i vini riposano unicamente in anfora. Mario Basco è stato, in Campania, un precursore di questa tecnica di affinamento, ritenendo che la terracotta sia in grado di preservare il legame tra la varietà delle viti ed il suo suolo con il merito di ampliare il gusto naturale dei vini senza alterarlo. Tutta questa artigianalità ha consentito cosi all’azienda di fare parte, oggi, di un particolare circuito di distribuzione del vino denominato triple A – Agricoltori, Artigiani, Artisti” un circuito nel quale rientrano solo i vini biodinamici che sono regolati da un ristretto protocollo produttivo.

La degustazione

La degustazione dei vini de “I Cacciagalli” spinge anzitutto ad un pensiero ben più ampio del singolo esame. Questi vini sanno parlare, ma non urlano che sono biodinamici e non si affannano a vestirsi delle più sgargianti certificazioni biologiche/biodinamiche. Sono vini che si fanno capire nel loro linguaggio più semplice. E soprattutto ciò che conta è che sono vini “buoni a prescindere”. Non bisogna sforzarsi di andare aldilà di un “piccolo difetto” o di cercare “verso l’aldilà” pur di giustificare il loro essere “vini naturali”. I suoi vini sono buoni e basta. E tanto vale.

Roccamonfina IGT “Zagreo” 2018

100% Fiano “Zagreo” è forse il fiore all’occhiello dell’Azienda. La 2018 è stata pluripremiata anche dal Gambero Rosso con tre calici. Si tratta di un bianco da uve fiano fermentato e macerato in anfora. Oro giallo che più di ogni altro odore rimanda ad erbe lasciate libere di non essere addomesticate. Quello che sorprende è la complessità che arriva poi in retronasale dopo aver deglutito. E’ qui che il naso ritorna ad odori di nocciole, di miele e di frutta gialla polposa. Il suo sorso è calibrato: corpo, complessità gustativa e persistenza rimangono tutte sullo stesso filo e si alternano progressivamente al palato giocando con una lunga linea sapida che puntuale ritorna in ogni accordo. Vino che fa dimenticare i brutti pensieri.

Roccamonfina IGT “Aorivola” 2018

100% Falanghina Aorivola è anche il nome del toponimo in cui si trova la vigna di falanghina dalla quale si produce l’omonimo vino. Per la 2018 una parte delle sue uve è stata macerata per circa una notte, mentre la restante è stata direttamente pressata dopo la vendemmia. Questa separazione si avverte durante la degustazione creando una dicotomia sorprendente tanto al naso che al palato. La leggerezza dei profumi di fiori bianchi si mischia a note quasi mielose. E così è anche il palato: sorso carnoso che, però, è mantenuto costantemente in allerta da una notevole spinta sapida. Vino sorprendente, non a caso la 2016 è stata eletta dalla Guide de L’Espresso come “Falanghina dell’anno” e il millesimo ‘18 pare apprestarsi alla stessa sorte.

Roccamonfina IGT “Vient’ e terra”

100% piedirosso Un rosato frizzante, da fermentazione spontanea in anfora e rifermentato poi in bottiglia con aggiunta di mosto congelato della stessa vendemmia. Non sboccato. Ed è proprio questo sorso di puro piedirosso che rappresenta la chiusura del vero concetto di “vino naturale” e quindi di “vino buono”. “Vient e terra” conferma la maestra dei suoi produttori. E’ un vino pulitissimo, dal naso allegro, vivace che sa di pompelmo rosa e mandarino. “Vino glu glu” tanto è piacevole la sua bevuta. Qui la semplicità diventa così appagante che non c’è bisogno di pensare ad altro.

***

Chiude la degustazione, un pensiero, rubando le parole di una canzone di Gaber, che mai appare più esaustiva pensando ai vini de I Cacciagalli: “Cerco un gesto, un gesto naturale, per essere sicuro che questo corpo è mio, cerco un gesto, un gesto naturale intero come il nostro io” (Giorgio Gaber e Sandro Luporini 1973)

 

(Assunta Casiello)

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