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Chilometri diVini: cantina Rosa Boccella, il tesoro dell’Irpinia.

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Terza tappa per Chilometri diVini la nostra rubrica sui territori del vino a cura di Assunta Casiello, avvocato, sommelier e wine trotter. Con lei oggi visitiamo l’Azienda Agricola Rosa Boccella e andiamo alla scoperta del territorio del Taurasi e dell’Aglianico.

L’art. 932 del c.c. così recita: “Tesoro è qualunque cosa mobile di pregio, nascosta o sotterrata, di cui nessuno può provare di essere proprietario”. Questa definizione mi ha sempre affascinato. Parrebbe sterile perché legale e invece un tesoro suscita sempre sorpresa, gioia, stupore. E ora vi dico perché ho trovato un tesoro anche io.

Anzitutto dove l’ho trovato. 

Sono nell’areale del Taurasi, a Montemarano, in Irpinia, città del vino. Qui Dionisio ha di che cibarsi con un terreno profondamente vulcanico che fa da patria a vini possenti e vigorosi. Il mio tesoro, come da codice civile, è mobile, è di pregio, ed era nascosto. Ognuno di questi aggettivi è stata diretta conseguenza della mia gioia quando ho conosciuto i vini di Luigi e Soccorso Molettieri, all’anagrafe Azienda Agricola Rosa Boccella. Il diario di bordo di questa azienda, in realtà, è ancora alle prime pagine, con il primo foglio scritto (imbottigliamento) nel 2015, ma la prefazione ha radici ben salde: è già dal 68, infatti, che la famiglia Molettieri diventa uno dei principali conferitori del territorio. Poi arriva la voglia di segnarlo quel territorio con la propria firma e così col tempo, Luigi e Soccorso, seconda generazione, mettono a dimora 10 ettari. Ed eccolo Il mio tesoro “mobile”: una vigna di solo uva aglianico a conduzione biologica certificata, posizionata a c.a. 600 metri dal livello del mare. Solo trattamenti di rame e zolfo, mentre in cantina, grazie anche all’aiuto dell’enologo Carmine Valentino, gli interventi sono ridotti all’osso. E in ogni caso nessuna chiarifica né filtrazione. Un totale di 15mila bottiglie divise tra due etichette: Taurasi D.O.C.G.Irpinia Aglianico “Trespadini” (e tra poco in commercio anche un rosato). Ma per dirvi del perché è di “pregio” dovrò raccontarvi della mia degustazione. 

Il Taurasi D.O.C.G. 2015

Inizio con il mio “Barolo del sud” un Taurasi D.O.C.G. del 2015, vinificato in tini di legno e affinato per tre anni in botti grandi di rovere e castagno (oggi però in cantina, le nuove annate, che riposano ancora, stanno affinando in botti da 50 ettolitri di Garbellotto). Apro la bottiglia e per quasi l’intera giornata era “muto”, poi il giorno seguente un’inondazione di parole scorrevano in quel calice già rosso granato. Questo Taurasi parla degli umori della sua terra, di quell’annata. Il Taurasi è così, è il manifesto della pazienza e il mio calice ne è l’emblema. In un tempo di corse e corridori, di tutto e subito, questo vino forse è anacronistico. Oggi si beve e si commenta, lo faccio anche io sia chiaro, non mi esimo dalla massa, eppure quelle rare volte in cui riesco a scollarmi dal tempo e ad apprezzare il tesoro… beh in quelle rare volte capisci il valore del “pregio”. E il pregio è stato di aver ritrovato un aglianico snello (ormai un’utopia per quelli attualmente in commercio) ma elegante, da 14 gradi, con un frutto fresco, odori di terra e sbuffi di iodio. Il mio sorso è stato agile, scorrevole, scandito non dalla possanza della struttura, ma da un incredibile nerbo acido sostenuto da un tannino dolcemente vellutato. Non sono una nostalgica, ma, per me ad oggi (salvo alcuni nomi “mamma-santissimi” vedi Perillo, Di Prisco, Pietracupa, annate vecchie di Mastroberardino) è difficile trovare chi opera secondo una politica “poco interventista” (leggasi uso esasperato del legno) in questi vini. Beh questo vino è veramente “poco interventista”. E pur non essendo un enologo e sapendo “di non sapere” credo che l’incredibile bevibilità e la sua lontana opulenza rispetto a certi Taurasi, sia dovuta soprattutto all’altitudine dei vigneti. In genere, infatti, a Taurasi, a San Mango, insomma nel “clou” dell’areale non superiamo quasi mai i 400 m.s.l.m., qui, invece, siamo quasi a 600 e credo che le escursioni termiche, la maggiore ventilazione, la maturazione tardiva delle uve, siano tutti elementi che, insieme alla maestria dei fratelli Molettieri, contribuiscano a regalare quella freschezza/acidità che si è un po’ persa nel Taurasi. La vocazione gastronomica: facciamo un “matrimonio d’amore” come direbbe il grande Luigi Veronelli, una “azzeccosa” pasta e patate con il provolone del monaco. Sarà la coppia del secolo.

Il Trespadini 2016

Trespadini è, invece, un’Irpinia Aglianico, quindi a differenza del Taurasi, non è tenuto ad affinare in legno per almeno tre anni e in più si differenzia dal Taurasi di cui sopra perché viene vinificato in acciaio.

Ora, premesso che ho una defezione per i confronti, e secondo me non esistono casi di omonimia, devo però dire che i ricordi (enologici) del passato possono equiparare anche “tesori” significativamente diversi. E allora confido in una risata per chi sarà in disaccordo e in una riflessione per chi potrebbe non storcere il naso.

Questo aglianico 2016 è uno Chatenauf du pape, e il Rodano sulla cartina cambia il letto del fiume in Calore (il fiume che scorre nelle vicinanze dell’azienda Boccella e che divide Paternopoli da Castelvenere). Ben inteso, tutto è opinabile, ma “così è se vi pare” e a me è parso proprio così. Il naso infatti pare un’ampolla fumante di odori che non sa contenersi, tra prugne, confetture e viole. Sorso energico e vigoroso. 

La bottiglia è finita, me lo ha annunciato l’ultima goccia caduta sulla tovaglia bianca ormai intrisa di un purpureo denso. Dunque posso affermare che questo vino è stato naturalmente ristoratore, anche qui nerbo e dinamicità diventano i precursori e benefattori della beva.

L’abbinamento territoriale mi sembra il più appropriato: ragù napoletano e sto!

 

Siamo arrivati alla fine del nostro tesoro. Mi resta solo da dirvi perché l’ho reputato, appunto, un tesoro. Perché era nascosto. Perché l’Azienda Agricola Rosa Boccella è una piccola azienda che ad oggi sta occupando il suo spazio in un mondo di nomi altisonanti e certi, uno spazio, per me, pienamente meritato.  E la cosa più sorprendente è che stavolta mi sono sentita davvero un “talent scout”. Stavo cercando qualcosa, qualcuno, che mi facesse ritornare a sorridere pensando all’aglianico. L’ho trovato. Quindi come da codice civile, questo tesoro, ora è mio, e se volete anche vostro.

Info Utili

Azienda Agricola Boccella Rosa –

 C.da Terrone 83040 Montemarano (Av)

info@aziendaagricolaboccellarosa.it – 

Tel: 0827 63022

Avv. Assunta Casiello

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