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Campania Stories: i vini premiati da Wine&Thecity

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Paestum– Si è appena conclusa, con grande successo di pubblico e di critica, l’attesa kermesse di “Campania Stories” che ha visto dal 1 al 4 settembre, la partecipazione di giornalisti nazionali ed internazionali destreggiarsi tra wine tasting alla cieca e visite dirette sul territorio per “testare” con mano quanto degustato. Ultimo giorno, riservato, invece, agli operatori del settore Ho.re.ca., con un banco di assaggio tra oltre 300 referenze.

Il primo grande evento del vino, dopo le rovine lasciate dal lockdown, tenutosi nelle sale del Mec Paestum Hotel, ha davvero lasciato il segno tra vecchie e nuove annate a confronto.

E a confermare il notevole seguito, sono stati i numeri di questa edizione 2020, anche quest’anno organizzata da Miriade&Partners con il prezioso supporto dell’AIS Campania. Una combo, questa, diventata, indissolubile, oltre mai che vincente.

Eccoli allora i premiati targati Wine&Thecity in un excursus tra la Campania felix bianca e rossa.

I Rossi Campani a base di Aglianico

L’Irpinia conferma la vocazione del suo territorio e sono 3 le annate che stupiscono.

Non ha davvero rivali, la 2010 di Michele Perillo. Al naso il suo Taurasi è la garrigues: il mediterraneo e il suo vegetale. Bevuto alla cieca, senza conoscere neppure l’annata, ingannava la sua età, quasi dimezzata vista la notevole freschezza al palato. Sorso scattante e godurioso al pari. Un fanciullino vestito nelle migliori vesti di un monsigliore. Imbattibile.

 

 

Nella ’13 stupisce il Taurasi Riserva di Borgodangelo,appena 2700 bottiglie prodotte. Note salmastre, iodate e minerali si intrecciano. Al pari salvia e rosmarino. Un vero piacere olfattivo. Il sorso si concede ad un tannino ancora protagonista, ma la sapidità rimane imperativa. Gastronomico.

 

 

Mentre nella classe 2014 è la “Loggia del Cavaliere” di Tenuta Cavalier Pepe a tenere banco tra le sue coetanee. Dopo 5 anni finalmente in commercio, questo Taurasi regala un naso stuzzicante: vira verso il goudroncon odori bruciati, di cenere e di pellame. Le stesse che si confermano in retronasale, al termine di un sorso appagante: morbidezza e freschezza perfettamente contemperate.

 

 

Bianchi Campani a base di Fiano

Nella 2019è l’intero territorio di Lapio che sa esprimersi al meglio rispetto ai suoi “rivali”, e tra le sue vigne, è soprattutto il Bacio delle Tortore” dell’Azienda Passo delle Tortore, che lascia il segno. Mette in fila agrumi, fiori, e note pungenti, in una versione che già accenna a buoni passi di evoluzione. Sorso di impatto. Si impone per slanciata freschezza, che a mano a mano si concede in una buona dose di rotondità al palato. Appena 5000 le bottiglie prodotte.

 

La 2018conferma, l’eccezionalità di questa grandissima annata, che raggiunge picchi di eccellenza nelle versioni espresse dall’Azienda Villa Diamante di Montefredane (AV). Il suo “Vigna della Congregazione” è indiscusso. Bianco dai profumi francesi, pare esser stato affinato in legno per le notevoli note terziarie che emergono, e invece di solo acciaio si tratta. Pappa reale e note torbate che si mischiano a sbuffi minerali. Un sorso pieno, morbido, che non perde neppure per un istante la linea costante di acidità e quella verve che regala una nota quasi salmastra nel finale.

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A pari merito Pietracupa, nella denominazione IGP Campania Fiano, che nella stessa annata, regala un’altra e diversa sfaccettatura al fiano. Esplosione stroboscopica di odori che virano verso albicocche mature, frutta disidratata e mele cotte. Questa piacevolezza olfattiva, di incredibile finezza, viene “contrastata” con un sorso scattante e verticale. Stessa “spiaggia stesso mare” di Villa Diamante, visto che si tratta di “vicini di casa” eppure qui la firma di Sabino Loffredo è più tagliente, meno “cicciosa”, con un’alta carica di idrocarburi e di mineralità che regalano un sorso brioso.

 

Viaggia, però, senza spazio né tempo, primo fra i numeri primi, il fiano Rocca del Principe 2018.Difficili le aggettivazioni, chiuderebbero il sorso in concetti limitativi, quel che è dato sapere è un naso che affonda in una macerazione di erbe officinali, di note salmastre e di note dolci-amare agrumate. Quel che è dato sapere, ancora, è un sorso fiero, sinuoso, accompagnato da una lunga linea sapida. Persistente. Ma questo è solo quel che la limitazione umana può raccontare coi suoi strumenti. Questo fiano sa parlare invece da solo.

 

 

Bianchi Campani a base di Falanghina

Nei campi flegrei è, invece, la “Sabbia Vulcanica” di Raffaele Moccia (Cantina Agnanum) che presenta una Falanghina igp da vigneti ultracentenari, che, pare, non avere, almeno al momento, confronti alla pari.

 

Bianchi Campani a base di Greco

Promosso con lode è Il Greco di Tufo Dop 2019 dell’Azienda Di Meo che si presenta già carico nel suo colore, e fa presagire la quasi matericità degli odori che profumano di nespola, mela catogna, albicocca e zenzero. Una morbidezza glicerica si impone al palato, ma l’equilibrio è garantito da una spalla acida ben presente e viva. Vino da lunga, lunghissima evoluzione.

 

Nella ’18 è il Greco di Tufo Dop di Di Prisco che regala un turbinio, complesso, di odori: acacia, melassa, castagno. Una 2018 avvolgente e appagante, con un sorso armonico.

 

That’s all per i targati Wine&Thecity, ma tanti ce ne sarebbero stati ancora da degustare, il parterre era tanto ricco quanto meritevole. Il podio, però, va proprio all’organizzazione di “Campania stories”, a Miriade&Partner, all’Ais Campania e alla Regione Campania, che hanno risposto al “grido”, ormai necessario, di degustare insieme, permettendo a famelici e curiosi appassionati di vino di ritornare ad alzare i calici in su.

 

Assunta Casiello

 

 

 

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