Tra via Chiaia e i Quartieri Spagnoli un’antica panetteria è oggi una vivace taverna di cucina napoletana a conduzione familiare.
Tra via Chiaia e via Nardones, Salita Sant’Anna di Palazzo è una via stretta, vivace, affollata di tavolini e sedie. I cultori della pizza la conoscono bene perché al civico 1 c’è la Pizzeria Brandi e una targa in marmo ricorda che proprio qui è nata la pizza Margherita. Un tempo su questa stradina si affacciavano poche botteghe di quartiere: il salumiere, il baccalaiuolo, il macellaio e, al civico 7, la Panetteria di Carmela Cascella e Giuseppe Rapisarda.

Da allora sono passati quasi cinquant’anni, l’insegna storica Panetteria c’è ancora (ed è proprio bella), ma l’attività di famiglia si è trasformata e oggi si chiama Antica Taverna a Chiaia: è una piccola trattoria verace dove tutto sa di casa. A Giuseppe e Carmela sono subentrati i cinque figli: Salvatore e Antonio ai fornelli e Maria, Assunta e Antonella in sala.

<<Abbiamo iniziato un po’ per caso nel 2014 offrendo taglieri e aperitivi a fine giornata, poi nel 2017 abbiamo avviato l’attività di ristorazione>>, racconta Salvatore che è lo chef di casa. Cuoco autodidatta e curioso, ha imparato dalla madre a stare tra pentole e padelle: la sua è una cucina di tradizione, ma anche con qualche variante più creativa come la “Nerano di mare” ovvero con crudo di gamberi di Mazara del Vallo e ricotta di fuscella.

Non c’è un menu fisso, la carta cambia in base al pescato o al mercato: sulla lavagna si legge il piatto del giorno. La materia prima è sempre fresca e di qualità, i fornitori sono gli stessi da anni, come i pescatori di Santa Lucia e di Mergellina. I grandi classici della tradizione napoletana ci sono sempre: la pasta e patate, la genovese e naturalmente il ragù. Il “Piatto delle tre sorelle” è il piatto simbolo della Taverna: una linguina goduriosa, ai tre pomodori e con tartare di gamberi.

Le tre sorelle – Antonella in testa – sono il volto e l’anima della Taverna: sono loro ad accogliere l’avventore, consigliano, chiacchierano e servono ai tavoli. Sono vere, senza fronzoli, dirette, spiritose e sempre garbate. I clienti sono contenti, si sentono a casa, parte di una scena familiare. Si mangia nell’unica sala interna – semplice come un tinello di casa – o all’esterno nel via vai del vicolo. Gli habitué sono tanti, gente della zona, napoletani affezionati, ma anche molti turisti che apprezzano atmosfera e modi. La spesa media è di 30 euro a persona, incluso il vino della casa che d’estate è servito con le tradizionali percoche.

Il 24 e il 31 dicembre sera la famiglia chiude, ma il pranzo di Natale e del primo dell’anno sono un appuntamento fisso. La tradizione è servita: la minestra marita di Carmela, il baccalà fritto con i friarielli, la frittura all’italiana, la “carcioffola ‘ndorata e fritta”, la pasta al forno al ragù. E poi la pastiera, altra ricetta cult di Carmela, una religione, che fa a gara con i dolci della Babaiola di Posillipo a cui è affidato il fine pasto.
Antica Taverna a Chiaia
Salita Sant’Anna al Palazzo, 7 Napoli
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Napoletana, giornalista indipendente dal 1998. Dal 2000 al 2017 ha scritto per il Gruppo Espresso La Repubblica e per altre testate di editori nazionali. Scrive di viaggi, luoghi e storie singolari per Dove, per il settimanale Donna Moderna e per testate internazionali. Seguitissimo anche il suo blog www.donatellabernabo.it
Nel 2008 ha ideato Wine&TheCity ed è direttore della testata.




