Vino e stampe animalier: le vigne seducono il fashion system.

 

 

Moda e vino? Una liason vincente. Lo confermano i Biwa (Best Italian Wine Awards) che premiano i 50 migliori vini italiani. Quest’anno il primo posto è andato a Oreno, vino rosso toscano, annata 2015, Tenuta Sette Ponti di Castiglion Fibocchi, nella Valdarno, di proprietà dell’imprenditore e manager delle scarpe Antonio Fioravante Moretti Cuseri.

La classifica, nata nel 2012 da un’idea di Luca Gardini e Andrea Grignaffini, negli anni ha saputo dare grande visibilità a livello internazionale alle eccellenze vinicole del Paese e quest’anno ha premiato il vino prodotto dall’ex patron di Car shoe, ora di proprietà Prada, che ha avuto la meglio, su oltre 350 referenze. Da anni, la fashion industry italiana ha diversificato il suo business andando alla conquista del settore vino. Grandi stilisti, manager e imprenditori del fashion, si sono riscoperti contadini dediti alla produzione, raccolta e vinificazione di uve pregiate. Hanno lasciato un attimo le matite e le sale congressi per indossare scarponi, cappelli e forbici e immergersi nelle vigne. Qui, forse hanno tratto ispirazione, qui forse sono tornati alle origini, alle tradizioni. Sicuro in questi anni hanno investito denaro e tempo nella cura dei fertili terreni italiani, dando il proprio e fisico contributo alla (ri)nascita di nuove e pregiate etichette italiane.

Tanti i designer che hanno scelto le wineyards come sfondo altro della propia vita. È il caso di una delle storiche case di moda italiane: Salvatore Ferragamo. Il figlio del fondatore e l’attuale presidente dell’azienda, Ferruccio, ha acquistato nel 1993 il Borro, una proprietà di 1.700 acri che comprende un borgo medievale, nel cuore della Toscana. Nel corso degli anni, grandi ristrutturazioni hanno riportato la proprietà al suo splendore originale. Oggi, sotto la direzione del figlio di Ferruccio, Salvatore, l’azienda produce vini raffinati ma di gran struttura.

Secondo Ferruccio Ferragamo, la moda e il vino sono una questione di stile di vita, di gusto e di sensibilità. Lo spirito di artigianato, l’attenzione ai dettagli, segni distintivi del Made in Italy, sono il modo migliore per esprimere la creatività, la tradizione e l’arte.  Sia per la moda sia per il vino.

Deve condividere lo stesso pensiero il re della moda animalier: Roberto Cavalli. Ha fondato Tenuta degli Dei con suo figlio Tommaso. Situata a Panzano in Chianti, in quella che è chiamata la “Conca d’Oro”, Tenuta degli Dei porta avanti l’attività vitivinicola, coltivando due nuclei vitati distinti. Tra i filari, prevalgono le varietà internazionali di cabernet franc, cabernet sauvignon, merlot, petit verdot e alicante, le cui piante sono allevate e curate con rigore e con meticolose attenzioni. Ne nascono etichette ampie e accattivanti, dalla progressione gustativa inarrestabile, robuste e succose, rappresentative al massimo del terroir di appartenenza. Vini, quelli della Tenuta degli Dei, di sicuro impatto, figli dell’amore per le proprie terre e per le proprie vigne, originali ed eleganti allo stesso tempo.

La wine industry non è una novità per Mario Moretti Polegato, patron di Geox e produttore di scarpe da bici di tendenza per Diadora. Lui è prima enologo e poi imprenditore del fashion.  Nel 2016, la sua attività vitivinicola ha chiuso un bilancio record: ha realizzato un valore della produzione di circa 95 milioni di euro. I volumi hanno superato i 32 milioni di bottiglie, coinvolgendo tutti i marchi di proprietà: Villa Sandi, La Gioiosa, Opere Trevigiane e Casa Gheller. Anche se il Prosecco Villa Sandi,  rimane il principe tra i suoi brand, con il 70% del fatturato.

E ancora Sefano Sincini, amministratore delegato della casa di lusso italiana Tod’s, possiede Tenuta Pianirossi, una cantina in Toscana che ospita un elegante hotel boutique, a cui il manager dedica molto tempo e energie. Qui, in aggiunta a varietà internazionali come Cabernet Sauvignon e Petit Verdot, Sincini ha scelto di piantare sia uve ampiamente coltivate come Sangiovese e Alicante ma anche il Montepulciano. I risultati sono inusuali ed interessanti blend che hanno attirato molta attenzione sia per la loro originalità che per la loro personalità.

Le capacità manageriale sono fondamentali in qualsiasi tipo di attività ma nel vino sembrano essere fattori determinanti l’amore per la propria terra, la cura maniacale dei dettagli e la capacità di matchare blend con la stessa creatività e lo stile made in italy con cui si realizzano capi e accessori di alta sartoria.

Carmen Cozzolino

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