10 cose da fare a Napoli

  1. Un’escursione in kayak lungo la costa di Posillipo, tra banchi di tufo giallo e insenature nascoste, per vedere Napoli da un altro punto di vista; per scorgere le ville neoclassiche e le rovine Romane sommerse.
  1. Vedere Napoli dalla Certosa di San Martino, il punto più alto della città: fermarsi sulla terrazza del Quarto del Priore e godersi il silenzio: lo sguardo si dilata, vola sulla città di Partenope sino a toccare il mare.
  1. Un tuffo nelle acque dell’Area marina protetta della Gaiola, meglio se in primavera, quando ci sono pochi visitatori, quelli che del mare non sanno fare a meno.
  1. Un’immersione nei mercati di Napoli tra voci, colori e sapori della città: spettacolo continuato, teatro all’aperto e meraviglia continua. Almeno due quelli da non perdere: la Pignasecca e  quello che i napoletani chiamano “sopra le mura” a Porta Nolana, trionfo di spigole, capitoni e vongole.
  1. Perdersi nei vicoli del centro antico: stretti, appena sfiorati dai raggi del sole, groviglio di storie e architetture, tra cartolina e sorpresa continua. E mangiare per strada una pizza a portafoglio, il più antico e tipico street food partenopeo.
  1. Varcare la soglia del Teatro di San Carlo, per provare ciò che descrisse Stendhal a suo tempo con queste parole: “Gli occhi sono abbagliati, l’anima rapita. Non c’è nulla, in tutta Europa, che non dico si avvicini a questo teatro, ma ne dia la più pallida idea”.
  1. Percorrere la Pedamentina, la più antica fra le salite, opera del XIII secolo. 414 gradini che collegano il centro della città con la Certosa di San Martino sfiorando scampoli orti e vigne e con una veduta mozzafiato sul golfo.
  1. Infilarsi negli ipogei millenari della città, lasciarsi rapire dalla raffinatezza delle architetture rupestri delle tombe a camera, segno distintivo delle famiglie aristocratiche di età ellenistica. Respirare l’aria di Napoli in cui la devozione convive con l’anima pagana.
  1. Un tour nelle Stazioni della Metropolitana dell’arte, opera di archi star internazionali che hanno trasformato i “non luoghi” di transito in installazioni d’arte permanenti con opere di Oliviero Toscani, Mimmo Jodice, William Kentridge, Karim Rashid, Michelangelo Pistoletto, Joseph Kosuth.
  1. Lasciarsi rapire dalla bellezza potente dell’Ercole Farnese al Museo Archeologico Nazionale.