10 anni di Catalanesca, è festa alle Cantine Olivella

 

È un’uva antica, la Catalanesca. Acini dorati e dolci, cresciuti ai piedi del monte Somma, nel territorio del Parco Nazionale del Vesuvio. Un’uva reale, perché fu Alfonso I d’Aragona a portarla a Napoli dalla Catalogna nel XV secolo. Un’uva resistente, che ha attraversato secoli, epidemie ed eruzioni vulcaniche. La sua storia recente si lega al nome delle Cantine Olivella perché sono stati i primi a vinificarla, a riportarla in bottiglia. Per molti anni è stata catalogata infatti dai registri ampelografici come uva da tavola. Poi nel 2006 l’atteso riconoscimento di “uva da vino” e nel 2011 il riconoscimento di IGP Catalanesca del Monte Somma. Oggi si coltiva soprattutto a Somma Vesuviana, Sant’Anastasia, Ottaviano e negli altri comuni vesuviani che si trovano sul Monte Somma. Si raccoglie tra ottobre e novembre ma può permanere sulla pianta fino alla fine dell’anno. Nel bicchiere è un vino bianco color giallo paglierino, dall’intenso bouquet floreale: al naso si riconoscono i profumi della ginestra e della camomilla. In bocca è un vino piacevolmente morbido e fresco: le prime note gustative sono di albicocca vesuviana, poi subentra chiaro il sentore di mandorla. Da provare in abbinamento a piatti con frutti di mare e alle carni bianche.
Quest’anno ricorrono i dieci anni della prima vendemmia e alle Cantine Olivella, sabato 7 ottobre, si fa festa con l’ormai atteso appuntamento “Vendemmiando la Catalanesca”: una giornata in vigna, dalle 9 del mattino al tramonto, con raccolta tra i filari e pigiatura, incontri di approfondimento con gli esperti e degustazione del Katà 2016, Catalanesca in purezza, vino di punta delle Cantine. <Questa edizione di Vendemmiando la Catalanesca, la decima, è dedicata alla città di Roma ed al rapporto millenario che lega la produzione vitivinicola del Vesuvio alla Capitale d’Italia. In epoca romana i vini prodotti in terra vesuviana erano molto ricercati per la loro qualità ed anche perché potevano invecchiare anche fino a dieci anni>, racconta Domenico Ceriello che con i soci, Andrea Cozzolino e Ciro Giordano, da oltre quindici anni si impegna per la rivalutazione di questo vitigno vesuviano.

“Catalanesca, l’uva nostra”, è il loro slogan.

Donatella Bernabò Silorata

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